New experiences… surgery


Lunedì. In preda ad una tranquillità sconvolgente.
Il mondo intorno in sobbuglio. Mia madre in primis, incontenibile nel suo evidente stato ansioso.
Arrivo e subito mi mostrano la camera, 19 letto 31, iniziano i pensieri cazzata passatempo… diciannove e trentuno sono numeri primi porteranno fortuna?, se la signora settantacinquenne se ne va così arzilla ce la posso fare anche io,…
Inizia l’attesa.
Una, due, tre ore e niente… inizio ad innervosirmi ed incazzarmi, mi scoppia la testa poi all’improvviso arriva l’infermiere. Nella sexy mise di un camiciolino bianco con disegnini celesti e marroni e ampia apertura sulla schiena, parto sdraiata sul mio letto. Un ascensore viene aperto con una chiave dal mio accompagnatore e subito siamo di fronte al blocco operatorio. Tutto è chiuso a stagno si apre solo uno sportello di vetro su una parete. Vengo caricata su un rullo trasportatore e puff mi ritrovo su una barella che inizia a correre tra i meandri di quella che sembra una città sotterranea. Sotto un ospedale c’è tutto un mondo, affollatissimo di medici e infermieri , pieno di stanze e corridoi che si aprono uno dentro l’altro e l’aria gelida dell’inverno. Mentre tu sei lì disteso sotto i tuoi bei teli verdi e credi che il tempo, la tua vita si siano fermati, là è tutto un movimento, si ride, si scherza, si parla, c’é che gente va e viene. L’infermiera che mi accoglie si chiama come me e mi da del tu che siamo quasi coetanee dice, qualche chiacchiera per stemperare la tensione  e mi ritrovo la flebo con milioni di attacchi, infilata sulla mano, l’antibiotico che va e l’anestesista che inizia a prendere le misure per l’epidurale.

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Dai piedi sale un gran calore fino alla pancia e nel giro di poco le gambe non sono più mie.
Il chirurgo, una ragazza piccolina e dal viso giovane che chiamano Sara, visiona la mia risonanza e scatta la reazione di rito: “Maaa che ernia enooorme!“, mi chiede da quando sto male e che dolori ho avuto. Sono poi finalmente spostata in sala operatoria, ormai semiparalizzata, mi fanno rotolare a pancia sotto sul tavolo operatorio. Credo mi abbiano sollevato le gambe in alto  e fatto scendere una parte del lettino in modo che le mie ginocchia fossero più in basso rispetto il mio mio tronco. Molletta al dito per le pulsazioni e fascia al braccio per la pressione, telo azzurro dietro la mia testa.
Non ho idea di cosa sia successo, di che cosa abbiano fatto, non è stato doloroso, ma ho sentito tutto: battere, tirare, premere, infilare… e dire: “Guarda quanto è grossa… ecco un frammento, eccone un altro e un altro ancora”.
Nel bel mezzo dell’intervento si è palesato anche lui, il primario di neurologia (il mio dottor Sheperd) che si è sporto dietro il telo celeste a mò di saluto e si messo al lavoro con la piccola chirurga, dando indicazioni e dispensando consigli. Non so quanto sia stato lì, per me è stato tutto veloce. Poco dopo si è affacciato di nuovo e mi annunciato :” Abbiamo fatto” e come si vede nei film ha aggiunto: “Potete chiudere” per poi dileguarsi nella sua divisa verde.

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7 thoughts on “New experiences… surgery

    • Sapere di essere cosciente durante il tutto era la cosa che più mi spaventava! Nonostante tutto quello che ho visto e sentito devo dire che credevo fosse peggio!
      Per essere a meno di 2 giorni dall’intervento non credo di stare malaccio. ciao!

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