vorrei tornare indietro nella mia casa d’origine, dove vivevo prima di arrivare qui sulla Terra


Direzione CittàdellaSalvezza, la città dei miei santi medici salvatori. La macchina corre in autostrada e parte a caso una canzone alla radio…
…saltano fuori ricordi,pensieri e racconti di quel che fu.
Così nascono queste righe.

Sono “nata” e cresciuta in campagna, in una casa colonica coi mattoni rossi a vista, un grande prato, tanti alberi, molti animali, campi coltivati e colline intorno.
Fino pochi anni fa ho vissuto nel colore scandito dalle stagioni, fra campi dorati di grano macchiati di papaveri rossi, terreni arati e brulli, tappeti di foglie colorate, alberi decorati da frutti, distese di verde, prati e campi brinati dal freddo, cespugli fioriti e profumati…
Non ho memoria di un periodo in cui non avessi la compagnia di qualche animaletto, che fossero gatti, cani o conigli.
Da piccola odiavo il posto in cui vivevo. Tutti i miei compagni di scuola avevano piazzette e vie in cui incontrarsi e giocare, io invece ero là, costretta a vivere in campagna, in un posto vicino al centro abitato, ma non abbastanza per le distanze percorribili da una bambina.
I miei giochi erano spesso in solitaria. Scorrazzavo con la bici e per molto tempo ho ignorato volutamente la presenza dei freni, perchè a me piaceva di più fermarmi consumando la suola delle scarpe. Giocavo col pallone contro il muro (facendo ben attenzione ad occultare i fiori di mia madre che inevitabilmente rompevo), mi arrampicavo sull’albero delle albicocche dove mi accomodavo in una capannina del tutto o quasi fittizzia. Inutile dirlo, avevo sempre le ginocchia sbucciate.  In giardino c’era una casetta tutta colorata fatta di legno, con le tendine alle finestre, le mensole sulle pareti e in cui, udite udite c’era  un rubinettino da cui usciva davvero l’acqua. L’aveva costruita il mio babbo e lì  insieme a pentolini e vari servizi da tè realizzavo i più fantasiosi intrugli rubando nella dispensa quanto necessario.
Nella via in cui vivevo in realtà c’erano altri bambini, ma avevano madri del tipo “Non ti sporcare! Stai attento che ti fai male! Non fare questo… non fare quello…!” e  stavano più che altro rintanati in casa.
Un giorno poi, un nonnino della zona decise di ospitare la nipote fresca di separazione e con figlie al seguito.

Arrivò così Gio.
Ricordo pomeriggi che finivano subito in sua compagnia. Avevamo così tante cose da fare che il tempo non era mai sufficiente. Imbastivamo storie che avremmo potuto “recitare” all’infinito. Giocavamo con le barbie (lei aveva la casa anzi no, la villa della barbie dei miei sogni) e anche lì nascevano vicende da far impallidire beautiful.
Quando il tempo permetteva, riempivamo lo zaino con una coperta e qualcosa da mangiare e la nostra merenda si trasformava in un pic-nic all’ombra di qualche olivo che era stato accuratamente contrassegnato in un’escursione precedente con una X, tramite una bomboletta di lacca colorata avanzata da qualche carnevale. Facevamo temerarie escursione fra i campi di grano ancora verdi e troppo alti per noi, non curanti delle bestiacce che avremmo potuto trovarci in mezzo, per risalire la collina e arrivare da lì a vedere il mare.
Abbiamo affrontato insieme la fase della cleptomania infantile, rubandoci a vicenda oggetti vari per poi restituirceli.
Complice il meteo ci siamo fatte delle scivolate con lo slittino e delle spallottate di neve indimenticabili.
Contro ogni  divieto, ci siamo arrampicate più volte nel fienile dei suoi bisnonni per nasconderci, rischiando di spezzarci l’osso del collo solo appoggiando i nostri piedi su assi tarlate e fradice*. Quando era tempo di girasoli ci buttavamo nei campi e ci mangiavano i semini indisturbate, nascoste sotto le loro grandi foglie.
Prendevamo insieme il pulmino per andare a scuola e ci incontravamo sempre a metà strada. Cucinavamo insieme piccole cosette semplici e d’estate dopo cena, rallegravamo i vecchietti della via con delle performance di vario tipo, da gran dive.
Eravamo nate a pochi giorni di distanza e ad ogni compleanno una aiutava l’altra ad organizzare la festa in cui era immancabile la caccia al tesoro.
Poi va bè siamo cresciute, abbiamo iniziato a guardarci intorno, ma per un pò abbiamo continuato a scambiarci vestiti, cassette (musicali), abbiamo condiviso i primi tormenti amorosi, le prime sigarette (sempre nel fienile prima citato, che se non potevamo più salirci così facendo, almeno gli potevamo dare fuoco). Avevamo un quadernino che viaggiava con noi, una volta lo tenevo io, le scrivevo qualcosa e poi glielo restituivo e lei faceva lo stesso…
Mi sembra ieri e invece sono anni.
Ora noi siamo diventate ragazze, forse donne, che hanno imboccato strade diverse e che poi si sono perse.

chissà se ogni tanto un pensiero di quei bei tempi ti balena in testa anche a te, ora che sei là a guardare saltellare i canguri?

*oh, l’ho dovuta cercare su google questa parola che a me veniva solo fragiche!

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5 thoughts on “vorrei tornare indietro nella mia casa d’origine, dove vivevo prima di arrivare qui sulla Terra

  1. @Biancume @cautelosa probabilmente è stato davvero tutto molto speciale, ma di tempo ne è passato e siamo diventate davvero persone diverse che abitano mondi lontani (non parlo solo in senso figurato…ci dividono due continenti al momento). Certo ora di mezzi per ritrovarsi di nuovo ne esistono, ma io credo che chi voglia mantenere un contatto lo fa. Poi diciamocela tutta, temo che questa vagonata di ricordi con cui compongo il mio eden d’infanzia non trovi riscontro o conferma e lo voglio preservare così come lo ha “archiviato” la mia testa =)

  2. Ho 42 anni e la mia migliore amica di un tempo abita a due km da me, ritrovata dopo vent’anni senza sentirsi. Il nostro vissuto ci ha cambiato, abbiamo incontrato persone diverse, le esperienze ci hanno fatto diventare persone diverse da come eravamo, e i nostri difetti, se possibile si sono amplificati con l’età e l’età ci ha portate inevitabilmente a sapere bene quel che vogliamo o non vogliamo accettare. Difficile accettarlo perché è stato un tassello che si è unito al puzzle della nostra crescita.
    Buoni ricordi i tuoi, e se anche ne hai di peggiori, conserva nella tua mente un Eden nel quale rifugiarti nei momenti bui 🙂
    Ti abbraccio

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