Essere o non essere

 

” Esistiamo
fintanto che
siamo ricordati.”

Carlos Ruiz Zafón

    L’ombra del vento __________________________________________________________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________

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La verità è che non ne ho voglia abbastanza

Un tempo ero giovane, atletica e piena di buona volontà. Andavo in piscina con grande entusiasmo, pure col freddo ed il gelo,  anche tre volte a settimana e zompettavo allegramente facendo acquagym.
Nel mentre poi mi sono sfasciata e l’abbandono di cotanto sforzo atletico, è stato obbligato.
Non immaginate quanto mi sia mancato mescolarmi in quel branco di cuffiette colorate sotto cui si celevano i più variopinti soggetti, rappresentanti del genere femminile. Oltre al gusto di zompettare a tempo di musica ( che è inutile negarlo, c’era!) me la spassavo con uno studio sociologico di genere, tutto mio.
Il campione era ampio e plurirappresentativo: c’erano donne colorate e grigiastre, donne più o nemo giovincelle, più o meno strafighe, più o meno “cedute” alla forza di gravita, ecc ecc…
Fornivano enormi spunti di riflessione/risata con le loro conversazioni nello spogliatoio, con il  loro confrontarsi su questioni serie ed impegnate come : “Io ormai uso solo la BB cream” oppure  “….Scherzi?! Perchè depilarsi solo l’inguine?? Meglio strappare via tutto… è anche una questione di igiene!”, ma anche con struggimenti vari su figli degenere o con lamentele a tutti i gusti, riguardo  mariti sciagurati e molto, molto altro.  Poi c’era la fiera dell’intimo che andava dai reggipetti e mutandoni della nonna, ai push up e perizomi più audaci. Una volta ho avuto davanti a me una signora che inspiegabilmente si infilava le calze, si vestiva e usciva senza slip, chissà se, se li dimenticava sempre a casa? Mah?!

Per ora acquagym me lo sconsigliano, quindi oltre alla gioia di  poter zompentare in acqua, dovrò rinunciare anche a tutto lo spettacolo che mi offrivano le mie compagne.
Il bello è che ora ,inquanto soggetto recentemente sottoposto ad intervento chirurgico, è la fisiatria ad avermi spedito in piscina  con tanto di buono sconto per l’ingresso.

Stasera inizio e ho i tremori…
Sarò “sola” senza quel gruppetto di donne variegate che ero abituata a trovare, insieme ad altri sfigati acciacchiati in via di ripristino, in una corsia dedita al nuoto libero (??).
Nuoto libero, cosa esser tu?
Le premesse non sono per niente incoraggianti, riuscissi almeno a trovare  qualche soggetto degno di studio sociologico, come in passato….

Non ci sono più gli uomini di una volta!

Pare che io non sia brava a fare le frappe e che la cicerchiata non sia di suo gradimento.
Scredidate le mie doti in cucina per quanto riguarda le ricette di carnevale, ieri ho ceduto lo scettro…
La ricetta arriva dalla Puglia. E’ per questo che Lui non a caso, ha realizzato la sfoglia prima a forma di scamorza e poi a forma del promontorio (il Gargano ovviamente!). … altro che le sfogline?!

Presto la ricetta e le foto del suo meraviglioso capolavoro!
Chi prova ad indovina cosa sono?

… sveliamo la misteriosa ricetta pugliese!Ingredienti:
750 gr. di ricotta di capra
250 gr. di grano cotto
maggiorana
pepe q.b.
cannella q.b.
sale q.b.
500 gr. di farina 00
1 bicchiere d’acqua
1 tuorlo

Come prima cosa si prepara il ripieno lavorando la ricotta con sale, pepe, maggiorana (meglio se è fresca), cannella e infine va aggiunto il grano.
Mentre si lascia riposare per almeno 30 minuti il composto preparato, si amalgamano  farina ed acqua fino ad ottenere un impasto non troppo morbido. Con esso dovranno essere realizzate delle sfoglie spesse non più di 2 mm, su cui si dovranno ritagliare dei dischi di pasta.Su ogni disco vanno disposte due cucchiaiate di ricotta. I dischi ottenuti verranno utilizzati a coppie, uno per il fondo e uno per coprire il ripieno della farrata.
Con indice e pollice le sfoglie vanno unite ripiegando la pasta verso l’interno della farrata, a mo’ di calzone.
Una volta preparate tutte le farrate queste vanno spennellate con il tuorlo, e bucherellate con la forchetta prima di essere infornate.
La cottura avviene in circa mezz’ora con forno a 180°.
Servitele calde!

Whatever will be, will be…

Sin da quando il mio cervellino ha iniziato a macinare dubbi esistenziali, ho sempre cercato delle piccole convinzioni per risolvere la faccenda in modo rapido ed indolore. Dei piccoli mantra da ripetermi in
maniera ossessiva nelle giornate in cui a forza di macinare, le rotelle del mio cervello si surriscaldavano.
Uno di questi è sempre stato: “…tanto prima o poi tutti trovano la propria strada“, insomma una frase per tranquillizzarmi e convincermi che il meglio deve ancora venire (cit.) .
Questa idea, diventata a volte una piccola boa a cui aggrapparsi, la vedo sbriciolare sotto le mie mani.Ha perso il suo potere rassicurante e ha aperto nuovi dilemmi.
L’aria che tira di certo non aiuta: la crisi, il lavoro che c’è e il giorno dopo non c’è più, i prezzi di qualsiasi cosa che si alzano continuamente… Sicurezza è una parola che rischia di essere catalogata fra quelle definite desuete.
A questo punto quale strada ci dovrebbe essere? Non è che negli anni passati c’è chi ne ha arraffate più di una, lasciandoci di fronte ad un bivio con scelta obbligata?
Ma sopratutto: se io non volendo, avessi già imboccato la mia? Se già avessi superato quel momento di svolta con cui ha inizio ogni percorso, senza accorgermene?
Se io desiderassi altro o qualcosina di più?