procedere senza avanzare

Arrivi e partenze, spostamenti, perdite, gioie, cambiamenti, novità. C’è di tutto intorno a me, che guardo, sento, ascolto, percepisco, vedo vivere…una spettatrice perfetta io.
La casetta bella e spazionsa tanto desiderata ha lasciato spazio ad un magazzino. Invasione non prevista, non voluta, dettata da fatti che non si augurerebbero …ma sempre invasione.
L’estate si avvicina e apre la solita enorme ignognita lavorativa che può solo essere affrontata con inerzia, procedendo fino al margine della voragine…

Ci vorrebbero progetti, voglia di fare, cose da organizzare, date da fissare e tanta gioia di vivere che si nasconde davvero bene  nel quotidiano in cui c’è il lavoro, la cena da prepare, i piatti da lavare, lo stendino da liberare, ….

Uno sprizzo, una scintilla, un piccolo brio.
Basterebbe poco.

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niente succede per caso #2

Non si salva nessuno tra famigliari, compagni e amici: é una gara a chi ferisce di più, a chi lascia le delusioni più scottanti, una gara a chi mostra più indifferenza.
Una storia che si perpetua nel tempo senza eccezioni.

…e io non so far altro che darmi colpe o comunque attribuirmi responsabilità, che  tanto poi alla fine  si parla sempre della stessa cosa, invece che dirmi di aver proprio sempre a che fare con persone dimmerda.

Sono una malata di vittimismo  destinata all’estinzione, come dice qualcuno

I ❤ BCN

 Sagrada Familiapark guellCasa Batllo'Il gattone di BoteroSi dice che non c’è due senza tre,
io però per sicurezza i gioielli
di famiglia del gattone di Botero,
li ho toccati! 😉

Mattina libera, mattina pensierosa

Al di là di tutto

puoi permetterti di non lavorare
solo se hai la vita libera
da ingombranti e famelici buchi neri

Riassunto delle precedenti puntate

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new season

Ho provato e riprovato a scrivere in questo mese. A causa della mancanza di ispirazione e di tempo non c’è stato proprio verso.
Marzo è stato un mese denso di incontri, impegni, decisioni, nuove spese, aspettative e notti popolate di strani sogni.
Così, mentre le giornate si allungavano e i fiori cominciavano a sbocciare, riprendevo la fisioterapia con la solita fisioterapista fancazzista di qualche mese fa, giravo per le concessionarie in cerca di preventivi accattivanti che mi convincessero a prendere un finanziamento e mettermi in testa una bella spada di damocle.
Ho rivisto amiche ex-compagne di liceo. Ci siamo trovate a riflettere sul fatto che dal diploma, son passati la bellezza di 10 anni. Abbiamo notato che fino ad ora tutte e tre condividiamo la stessa condizione lavorativa e che potremmo “serenamente” dire, ad un passo dai 30, di non aver concluso un beeep!
È stato entusismante conversare con chi vive ancora nell’ovatta di mammà e papà, non sa a quanto ammonta all’incirca un bollo e una rca auto, ma ha tanti problemi…  primo fra tutti forse, quello di farmi capire che reputa il mio investimento una follia. Tu guarda che impunita?! Io ho contribuito a far girare l’economia! Dovreste dirmi tutti grazie quando mi incontrate per strada come facevano in una vecchia pubblicità!
Che poi non è mica una passeggiata. L’acquisto di un’automobile porta con sè un grosso lavoro che non consiste solo nel sostenere rate da qui al duemiladiciotto, ma anche e sopratutto la gestione delle mie ansie, incontenibili nel loro sgattaiolare notturno.
Per non farmi mancare nulla poi, mi sono impantanata nella “sindrome da slidind doors”; credo sia propio per questo che, interprentando la sicura e piena di sè che non sono, ho iniziato a sognare gli “e se…?” della mia vita.

vorrei tornare indietro nella mia casa d’origine, dove vivevo prima di arrivare qui sulla Terra

Direzione CittàdellaSalvezza, la città dei miei santi medici salvatori. La macchina corre in autostrada e parte a caso una canzone alla radio…
…saltano fuori ricordi,pensieri e racconti di quel che fu.
Così nascono queste righe.

Sono “nata” e cresciuta in campagna, in una casa colonica coi mattoni rossi a vista, un grande prato, tanti alberi, molti animali, campi coltivati e colline intorno.
Fino pochi anni fa ho vissuto nel colore scandito dalle stagioni, fra campi dorati di grano macchiati di papaveri rossi, terreni arati e brulli, tappeti di foglie colorate, alberi decorati da frutti, distese di verde, prati e campi brinati dal freddo, cespugli fioriti e profumati…
Non ho memoria di un periodo in cui non avessi la compagnia di qualche animaletto, che fossero gatti, cani o conigli.
Da piccola odiavo il posto in cui vivevo. Tutti i miei compagni di scuola avevano piazzette e vie in cui incontrarsi e giocare, io invece ero là, costretta a vivere in campagna, in un posto vicino al centro abitato, ma non abbastanza per le distanze percorribili da una bambina.
I miei giochi erano spesso in solitaria. Scorrazzavo con la bici e per molto tempo ho ignorato volutamente la presenza dei freni, perchè a me piaceva di più fermarmi consumando la suola delle scarpe. Giocavo col pallone contro il muro (facendo ben attenzione ad occultare i fiori di mia madre che inevitabilmente rompevo), mi arrampicavo sull’albero delle albicocche dove mi accomodavo in una capannina del tutto o quasi fittizzia. Inutile dirlo, avevo sempre le ginocchia sbucciate.  In giardino c’era una casetta tutta colorata fatta di legno, con le tendine alle finestre, le mensole sulle pareti e in cui, udite udite c’era  un rubinettino da cui usciva davvero l’acqua. L’aveva costruita il mio babbo e lì  insieme a pentolini e vari servizi da tè realizzavo i più fantasiosi intrugli rubando nella dispensa quanto necessario.
Nella via in cui vivevo in realtà c’erano altri bambini, ma avevano madri del tipo “Non ti sporcare! Stai attento che ti fai male! Non fare questo… non fare quello…!” e  stavano più che altro rintanati in casa.
Un giorno poi, un nonnino della zona decise di ospitare la nipote fresca di separazione e con figlie al seguito.

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