L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re

Gli ultimi sei mesi sono stati abbastanza raccapriccianti.
Ho lavorato, sopportato dolori inenarrabili e  fatto conoscenza con tanti medici e  terapisti, nella speranza che almeno uno di loro potesse diventare il mio salvatore. Tutto qua.
Durante l’estate sono uscita qualcosa come tre volte. In una di queste, un concerto gratis dei Subsonica, per via del dolore e del caldo micidiale sono quasi collassata, accasciandomi su uno scalino come la peggiore delle ubriacone.
Non sono mai stata in quella spiaggetta che adoro, a cui si arriva tramite un sentiero allucinante quanto lo è il luogo  a cui ti conduce, per la sua bellezza.
Ho dovuto rinunciare alla mega fiera annuale della mia città, che ormai ci sono solo venditori ambulanti cinesi, ma io ci vado lo stesso perché non si puó non andare.
Mi sono trovata più volte a parlare con amici e parenti proponendo cose da fare, salvo poi ricordare la scarsa autonomia nel camminare e rimangiarmi tutto.
È stato tutto avvilente, molto avvilente. La mazzata finale è stata sentirsi dire :”C’è un deficit motorio”. Per chi lavora con chi purtroppo di deficit ne ha spesso tanti, vi assicuro che è un pò come veder concretizzare il peggiore dei propri incubi.
Per fortuna ora tutto questo è solo il passato e io straripo di voglia di fare, anche per prendermi un pò la rivincita sul tempo perso.
Sono mesi che sogno un viaggio. Uno di quelli che io amo di più in assoluto (tipo questo). Uno di quelli in cui la città che ti ospita, te la godi a pieno camminando e camminando per le sue strade, girando per i suoi vicoli più nascosti e più “veri”, riempiendoti gli occhi di lei, dalla stessa prospettiva di chi la vive ogni giorno.

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