Essere artefici del proprio destino – piu o meno –

Inenumerabile la quantità di sorrisi finti indossati per portare a termine la giornata.
Mi sono resa conto di sorridere pure al telefono, magari la cosa ha rafforzato e reso più credibili le cazzate dette e l’interesse da dimostrare. Mi sono resa conto che fa impressione chiudere le telefonate e sentire cedere i muscoli della faccia che forse ti donavano un aspetto e una voce più pimpante come se una frana, un crollo improvviso investisse il tuo viso.
Credo che sorridere per finta faccia seriamente male alla salute, quasi come passare una giornata a sperare di riuscire a sapere “di quale morte morire” per decisione altrui.

la Coop mi cade sull’app

Cara Coop Adriatica,
sei il supermercato della zona che preferisco. Trovo i tuoi prodotti e le tue  offerte non solo convenienti, ma anche (e sopratutto) di ottima qualità. Sono anni che la mia spesa viene fatta nelle tue rivendite e non ho mai avuto alcun inconveniente o episodio su cui reclamare, almeno fino ad oggi.img_tessera_coop

Stamattina sono passata all’Ipercoop (il mio negozio di fiducia), ho fatto una spesa veloce e mi sono messa in coda alla cassa rapida. Cellulare in mano, pronta ad usare l’app (mobile-poket per Windows Phone)  per evitare di trasportare in borsa milioni di carte fedeltà, ho iniziato passare i prodotti da pagare. Un’assistente alle casse intanto mi guardava con sospetto e si avvicinava a me in maniera sempre più  invadente… Era arrivata cosí vicina che non so perché le ho detto: “Ho scaricato quest’app… Voglio vedere se funziona..”. Non l’avessi mai fatto!
La tipa ha iniziato a dare in escandescenza, quasi si e messa a gridare un più che fuori luogo :”NUUUUUUUOOOOOOOOOOOO!” Mi ha praticamente aggredito, ha continuato a ripetere che no, non potevo! Non dovevo usare quell’applicazione che non andava bene! …che se volevo potevo richiedere un duplicato della mia tessera… e bla,bla,bla,… (Che tra l’altro poi, io lo possiedo già il duplicato della tessera che usiamo in casa!)

Insomma questa pazza m’ha fatto fare una gran bella figura alle casse. Mi ha trattata come se stessi lì a commettere un reato o a rubare chissachè, solo perché intendevo provare usare una semplice ed utile app.

Ora cara Coop Adriatica, io capisco che stare al passo con la tecnologia non è cosa facile, ma io permetti di pagare le bollette alla cassa, ti sei creata un sevizio di telefonia mobile e mi cadi così su una semplice app???
Da cliente fedele e socia quale sono, mi sento di informarvi dell’accaduto e di farvi presenti due cose:

  1.  se questa app è proprio il male e non deve essere assolutamente utilizzata , deve essere esposto un cartello in cui posso esserne informata;
  2. non so quali truffe possano aver fatto con questa app, ma vi prego di formare i vostri lavoratori a interagire in maniera consona con i clienti.

Perché poi è inevitabile addomesticarsi a vicenda

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno il colore del grano”.

Ciao

Non capisco quella linea sottile che è stata superata.
Non capisco quello che ha fatto sì che ieri ti salutavo e tu un’ora dopo non c’eri più.Image Hosted by ImageShack.us

Ciao Iaia

 

Acqua passata (quasi)

Voi non avete idea di quanto sia bello:
– stare sdraiata pancia all’aria con le gambe distese;
– camminare senza zoppicare esenza attirar l’attenzione di tutti passanti;
– passeggiare e passeggiare senza finire il tempo di autonomia dopo cinquanta metri;
– tornare a piegarsi senza sentire dolori atroci mentre ti abbassi sul lavandino per lavare i denti,  mentre prendi le scarpe da terra, ecc. ;
– tenere schiacciata la frizione fermi al semaforo, senza piangere…

Certo dormire a pancia sotto (posizione che anni fa adoravo) resta un sogno proibito, ma in realtà non è consigliabile a nessuno, neanche a voi dalla schiena sanissima.
Per risalire su dei bei tacchi immagino che ci sarà ancora tempo, anche perchè nonostante lo desideri non mi sento psicologicamente pronta (!!!).
Non riesco ancora a tenere accavallata la gamba che era malandata. Il nervo, il mio caro nervetto che ha sopportato per mesi un’ernia cicciona, lui che mi ha voluto bene e ha deciso di non abbandonarmi ancora poverino, è un pò dolarante ma vivo più che mai.
Nelle ultime visite prima dell’intervento. mi tuonavano addosso con – “Deficit motorio!”- e voi non potete immaginare cosa significhi sentirselo dire, specie per una come me che di solito si trova dall’altra parte della barricata…

Eh sì, sono stata un rudere, ma ormai è quasi acqua passata.

L’inconscio che ribolle

Mi guardo le gambe. Entrambe sono piene di ferite appena suturate. Non fanno male.
Muovendomi però i punti tirano,  non esce sangue vivo, solo qualche goccia di un liquido trasparente. Sono piena, piena di ferite e penso a quando diventeranno cicatrici e sarò ricoperta di strisce bianche, oltre a quella che ormai mi ritrovo sulla schiena.

È notte o comunque buio. Sono con Lui in un vialetto che porta probabilmente ad una villetta verso cui ci stiamo dirigendo ed è in salita. Iniziamo a camminare e mi rendo conto di non riuscire a salire, di non avere forza nelle gambe per farlo. Provo a camminare di lato come se la cosa mi potesse aiutare,niente. Non ci riesco. Lo dico a Lui che però prosegue lentamente fino a scomparire, ma anche se non c’è più sento che ancora riesce a vedermi. Non ho nessuna intenzione di fermarmi e mi dico che in qualche modo ce la farò, ce la devo fare perchè voglio farlo. Mi aggrappo agli alberi o alla siepe a lato del vialetto e cerco disperatamente di muovermi.
Mentre mi affanno, improvvisamente, come se la corda elastica che mi strattonava nella direzione opposta si sfilacciasse, riesco finalmente a muovermi, a risalire il vialetto. I miei movimenti sono piccoli e rallentati, ma mi sto muovendo…

Questo è parte del minestrone prodotto del mio inconscio.
E’ una versione fantasiosa, eccessiva e  rivisitata degli ultimi mesi della mia esistenza.
Ci sono tanti  pensieri e quasi tutte le sensazioni vissute, neanche troppo mascherate.
Non è un bel sogno, soprattutto per le vibrazioni che lascia.
Non è un bel sogno perchè pare impossibile, ma ha causato un litigio.
Non è un bel sogno e voglio illudermi sia stata colpa sua se la prima seduta di fiositerapia, oggi si sia trasformata in una seduta di psicoterapia.

Sempre sia Maledetta l’Inps

sottotitolo – l’inps colpisce ancora… e pensare che i falsi invalidi, in Italia girano indisturbati

Ho subito un intervento chirurgico: discectomia ed erniectomia L5-S1.
Ovviamente sono in malattia. Da più di un mese.
Reclusione forzata ogni giorno dalle 10:00 alle 12:00, dalle 17:00 alle 19:00.
Le prime settimane dopo l’intervento, punti di sutura e ferita fresca richiedevano riposo assoluto e annullavano qualsiasi necessità/desiderio di spostamento.
Arrivati al momento delle prime passeggiate consigliate dai medici come primo step di riabilitazione, sono stata costretta ad uscire di casa per passeggiare dopo le 19 con il buio e i lupi, perchè nessuno poteva accompagnarmi e io avevo il divieto di guidare.
Passato un mese dall’intervento, in base alle indicazioni del foglio di dimissione  e successiva visita fisiatrica sto iniziando un percorso di fisiokinesiterapia (che sta ad indicare rieducazione motoria/massaggi/manipolazioni).
Ovviamente le persone preposte a suddette terapie, siano professionisti del privato o del pubblico, se ne sbattano altamente della presenza di fasce orarie di reperibilità e così danno appuntamenti di terapie anche richieste con prescrizione medica urgente, quando possono.
Risultato? Mercoledì ero andata dal chiropratico, nella CittadellaSalvezza, che non è precisamente sotto casa, ma richiede un tragitto in auto di circa tre quarti d’ora… e non è venuto quello stronzo della visita fiscale?!
Il suddetto controllore ha avuto anche premura di lasciarmi una graziosa lettera nella cassetta della posta… Qui si apre un’odissea ancora irrisolta e chissà se mai si risolverà.
Con la meravigliosa lettera dello stronzo sono stata invitata a visita di controllo medico-legale presso l’asur dove non c’è manco un cazzo di cartello per capire “da che santo devi andarti a raccomandare”. Inutile dire che sono salita e scesa millemila volte i piani di quel maledetto edificio, per capire chi mi dovesse dare udienza. Trovata la porta giusta e compilati inutili fogli, la dottoressa, imperatrice indiscussa dell’ufficio, se ne esce con: “Abbiamo risolto la questione a livello sanitario, ora però lei deve andare all’inps a presentare il certificato che giustifichi la sua assenza”.
Non vi dico il rodimento di culo, che oltre tutto io ancora non guido e mi devo far continuamente scortare a destra e a manca. La cosa ha pure generato liti furibonde in casa, perchè pare mi dovessi opporre a tale indicazione (eccerto! che io sono una malata speciale e le norme previste le cambiano per me!).
Questo però era zucchero gente mia, uno zuccherino.
Stamattina vado all’inps con certificati di giustificazione e documenti vari. Prendo tutti i numerini previsti per diversi sportelli che tanto in quegli uffici non ci si capisce un cazzo e non lo sanno manco loro con chi devi parlare! Primo sportello sbagliato non è sua competenza, poi finalmente becco lo sportello giusto. Uno dei soliti impiegati acidi fino al midollo mi fa presente che mancano altri documenti per poter giustificare la mia assenza davanti all’altissima inps per una terapia in ambulatorio privato, pena la perdita dell’indennità di malattia.

Ora devo:
1) farmi fare un certificato dal medico di base in cui si scrive che io devo fare le terapie per cui non mi hanno trovato a casa, perchè il foglio di dimissione in cui c’è questa indicazione non vale un cazzo;
2) ritornare nella CittàdellaSalvezza e farmi fare dal chiropratico una dichiarazione attestante giorno e ora della terapia effettuata, che tra l’altro ho già ma non basta perchè deve essere indicato anche  l’orario di apertura al pubblico, l’impossibilità di effettuare la prestazione in orari diversi da quelli compresi negli orari di reperibilità e pure quanti peli nel culo ha sto terapista!
3)portare tutto al simpatico impiegato, sperando che tutti quei fogli siano di suo gradimento.

CIOE’???  Io sarei in malattia per riposo e cure e invece voi inps dimmerda, istituto nazionale previdenza sociale, mi mettete in croce e mi fate venire l’esaurimento nervoso?!
Ma andate a rompere le palle a chi sul certificato c’ha scritto cefalea o virus intestinale… IO MI SONO OPERATA, cazzo!

 

N.B.: se le terapie/visite mediche vengono fatte in ambulatorio pubblico o in ospedale è neccessario un semplice foglietto di carta con giustificazione timbrata e firmata da un medico/terapista qualsiasi. Loro sono ritenuti personaggi degni fiducia e rispetto…