the story of my life

” Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai…”

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Essere o non essere

 

” Esistiamo
fintanto che
siamo ricordati.”

Carlos Ruiz Zafón

    L’ombra del vento __________________________________________________________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________

ma lasciala andare come va come deve andare

La nostra casetta si sta autodistruggendo.
C’è un infiltrazione, causata da non si sa cosa che fa si che sui nostri fornelli, tramite la cappa, piova acqua a secchiate. Sono venuti a fare i lavori un paio di volte e il risultato è stato che mercoledì scorso sono rientrata a casa e ho trovato un particolare scintillio natalizio: stava andando tutto  in corto circuito. La luce sopra i fornelli si accendeva da sola e c’era un inquietante zZzZzZ di sottofondo. E dire che quella doveva essere la mia sera di singletudine beata che dovevo trascorrere smangiucchiando  patatine, sfornando di biscotti e rilassandomi con un bel gommage…ma questa è un’altra storia.
Santo subito il mio babbo che mi ha salvata, staccando i fili di quelli che erano ormai interruttori fumanti e quasi bruciati.
Oggi poi è sorto un nuovo guasto: dallo sciacquone non esce acqua.
Così, improvvisamente.
A parte la rottura inevitabile del vivere in tale tugurio mi viene tanto da dire: -“Ma sìì, chi se ne frega… Che andasse tutto alla malora, tanto non è casa nostra!”
Sarò scema, ma da quando due settimane fa, ho ripreso una vita “normale” me ne frego continuamente di tutto e non è un modo di prendere le cose con filosofia, è pigrizia.
Non ho voglia di arrabbiarmi, non ho voglia di sobbarcarmi impegni o responsabilità che farebbero di me una super, non ho voglia di spacciarmi a tutti costi come quella unica ed insostituibile come era mio solito fare.
Ho riacquistato la misura umana di me e mi ci cullo.
Intanto fra un guasto e l’altro la nostra minuscola e sgarrupata casetta ha preso le vesti natalizie. Mancano solo i regali sotto l’albero…
Quest’anno per la prima volta in vita mia mi riduco non all’ultimo, ma all’ultimissimo.
Nel week end mi aspetta un tour de force allucinante.
Che la forza sia con me!

Dallo sterco nascono i fior


Mi lamento, spesso e volentieri.
Io le disavventure, i percorsi lastricati di insidie, le trappole burocratiche, gli impiegati acidi, le postille e i cavilli non li tollero anzi  li odio con tutta me stessa.
Li odio di un odio spropositato anche perchè generalmente, non mi incazzo in maniera costruttiva nè tanto meno vengo mossa  a far vedere chi sono io, ma piuttosto sviluppo un senso di ingratitune nei confronti della vita.
Si lo so, sono estrema ed eccessiva, ma che vi posso dire? Su di me il pessimismo cosmico leopardiano ha esercitato sempre un certo fascino.

Oggi quindi per fare qualcosa di diverso, ho deciso di rivalutare sotto un’altra prospettiva tutte le res adversis da cui sono stata interessata ultimamente, prima fra tutte la questione-inps (sempre sia maledetta).
“Dallo sterco nascono i fior” diceva De Andrè, e io  questi fiori li voglio regalare, porgendo la mano ai tanti sventurati come me (lo so che ci siete vi vedo dalla chiavi di ricerca!) che approdano qui perchè attanagliati dalle stesse frustranti, snervanti, prurigginose questioni.

Nasce per questo oggi una nuova rubrica, che trovate su in alto nel menù :

Se non lo sai, sallo!

vorrei tornare indietro nella mia casa d’origine, dove vivevo prima di arrivare qui sulla Terra

Direzione CittàdellaSalvezza, la città dei miei santi medici salvatori. La macchina corre in autostrada e parte a caso una canzone alla radio…
…saltano fuori ricordi,pensieri e racconti di quel che fu.
Così nascono queste righe.

Sono “nata” e cresciuta in campagna, in una casa colonica coi mattoni rossi a vista, un grande prato, tanti alberi, molti animali, campi coltivati e colline intorno.
Fino pochi anni fa ho vissuto nel colore scandito dalle stagioni, fra campi dorati di grano macchiati di papaveri rossi, terreni arati e brulli, tappeti di foglie colorate, alberi decorati da frutti, distese di verde, prati e campi brinati dal freddo, cespugli fioriti e profumati…
Non ho memoria di un periodo in cui non avessi la compagnia di qualche animaletto, che fossero gatti, cani o conigli.
Da piccola odiavo il posto in cui vivevo. Tutti i miei compagni di scuola avevano piazzette e vie in cui incontrarsi e giocare, io invece ero là, costretta a vivere in campagna, in un posto vicino al centro abitato, ma non abbastanza per le distanze percorribili da una bambina.
I miei giochi erano spesso in solitaria. Scorrazzavo con la bici e per molto tempo ho ignorato volutamente la presenza dei freni, perchè a me piaceva di più fermarmi consumando la suola delle scarpe. Giocavo col pallone contro il muro (facendo ben attenzione ad occultare i fiori di mia madre che inevitabilmente rompevo), mi arrampicavo sull’albero delle albicocche dove mi accomodavo in una capannina del tutto o quasi fittizzia. Inutile dirlo, avevo sempre le ginocchia sbucciate.  In giardino c’era una casetta tutta colorata fatta di legno, con le tendine alle finestre, le mensole sulle pareti e in cui, udite udite c’era  un rubinettino da cui usciva davvero l’acqua. L’aveva costruita il mio babbo e lì  insieme a pentolini e vari servizi da tè realizzavo i più fantasiosi intrugli rubando nella dispensa quanto necessario.
Nella via in cui vivevo in realtà c’erano altri bambini, ma avevano madri del tipo “Non ti sporcare! Stai attento che ti fai male! Non fare questo… non fare quello…!” e  stavano più che altro rintanati in casa.
Un giorno poi, un nonnino della zona decise di ospitare la nipote fresca di separazione e con figlie al seguito.

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tra una pagina e l’altra

«…la gente è proprio cattiva.»
«Non cattiva. Idiota. È ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perchè hanno altre opinioni, perchè parlano un’altra lingua, perchè non sono nati nel suo paese…»

Carlos Luiz Zafón
“L’ombra del vento”