una ricettina in mezzo alla baraonda quotidiana

Fino a qualche settimana fa, rinchiusa in casa per una lunga convalescenza, mi dicevo che non avevo più una vita. Bene, ora che sono ritornata nel mondo sommersa di orari da rispettare, lavoro, stanchezza, ecc ecc direi che comunque una vita non ce l’ho lo stesso… ventiquattro ore al giorno non bastano per fare anche quello che vorrei!

La sformato che vi dicevo circa una settimana fa finalmente arriva.

SFORMATO DI RISO CON TONNO E PEPERONI

2 uova
250 gr. di riso semifino240 gr. di tonno
2 peperoni
prezzemolo tritato
6 acciughe
1 cucchiaio di capperi
2 cucchiai di aceto bianco
1 dl di olio di oliva
sale
pepe

Per la salsa:
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di capperi
4 acciughe
2 cucchiai di olio
2 cucchiai di aceto bianco

La preparazione è semplicissima. Si fa bollire per 11-12 minuti il riso e una volta scolato si mescola insieme al prezzemolo, al tonno, ai peperoni, alle acciughe e ai capperi tritati.
Si aggiunge l’olio, l’aceto e le uova precedentemente sbattute con sale e pepe.
Il tutto va poi messo in una teglia da plumcake foderata di carta da forno e schicciato in modo da renderlo bello compatto. Fatto questo si inforna per un’ora circa a 180°.
Mentre lo sformato è in cottura si può preparare la salsina semplicemente frullando tutti gli ingredienti di cui è composta.

Questo sformato in realtà un piatto estivo che può essere mangiato freddo, ma è ottimo anche caldo, appena sfornato. Provatelo!

la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare


Era l’8 ottobre quando uscivo di scena… da allora ad oggi ne ho fatte di cose!
Il tanto atteso e tanto temuto, intervento. Giorni di nullafacenza assoluta e l‘adattamento a questa nuova condizione.
Le prime scaramucce con l’inps preludio di quella che sarebbe stata una grossa incazzatura, nonchè sbattimento da un ufficio all’altro.
Lui che mi ha amorevolmente “accudito” scarrozzandomi a destra e a manca, cucinando per me (un pò), lavando i piatti (moltissimo!), raccogliendo innumerevoli volte le millemila cose che finivano a terra e che io non potevo raccogliere, pulendo (sempre e solo lui) con grande entusiasmo la casa, ecc. ecc. …ma sopratutto Lui che mi ha sopportato con una (iniziale) infinita pazienza.
Ora il cerchio si chiude.
Ho abbandonato il feticcio di questa mirabolante esperienza (un sexy corsetto elastico), ho ripreso a piegarmi, muovermi e distendermi in un modo degno di un essere umano.
Alle 19 di oggi finisce la mia reclusione forzata e torno ad essere una donna tronfia di libertà e quindi anche gonfia di lavoro, impegni, sveglie presto la mattina, vecchi ritmi da riprendere… e la cosa mi commuove al punto da riempirmi gli occhi di lacrime.
E’ il fatto di essere uscita da un incubo. Il fatto di essere arrivata alla fine di un percorso che ok, non sarà il peggiore che ti possa capitare, ma è stato doloroso, tanto anche psicologicamente. E’ il ritorno all’autonomia, alla libertà di decidere, di scegliere, di fare senza i limiti di una patologia che ti strazia se stai seduto, sdraiato, in piedi o se vuoi/devi camminare. Poi lo vogliamo ricordare che non ho più l’orario di riperibilità dell’inps? Vi rendete conto??? Piango!
Tutta questa commozione però nasconde anche paura. Paura di ritornare alla vita normale, ai ritmi persi, agli impegni da porre pure davanti alla mia stessa persona verso la quale, non sono stata mai così attenta come ora… Riflettendoci sono spavetata anche da tutta questa grande libertà che prima dell’intervento aveva smesso di essere così scontata.
Sono in cima ad una vetta.
Un brivido elettrizzante percorre la mia schiena e una vertigine piacevole mi pervade.

dite che è normale?

La fisioterapista a cui mi hanno affidata è la più pazza dell’ospedale.
Ogni giorno ne ha una nuova. Scorrazza su e giù per il corridoio di fisiatria urlando e scherzando con colleghe, medici e pure col primario che quasi sembra di essere in una classe scapestrata di quinta liceo.
Ne combina di ogni tipo. La settimana scorsa ad esempio si è portata per pranzo uno di quei risotti già pronti ai quattro formaggi, l’ha cucinato sulla piastra che di solito usano per la moka, ha appestato tutto il reparto e poi correva a destra e sinistra cercando deodoranti e/o profumi da spruzzare per netralizzare l’odore di formaggio.
Vi lascio immaginare il risultato…
E la fisioterapia? – direte voi. Veramente me lo chiedo anche io.
Appena lei rinsavisce e lascia da parte le sue faccende mi fa stendere su un lettino. Cinque minuti lì, per un relax di preparazione. Inspira col naso riempiendo la pancia, espira con la bocca soffiando un’immaginaria candelina. Nel frattempo lei se ne va, chissà dove. Torna mi indica l’esercizio da fare, mi corregge se non lo faccio bene poi ovviamente se ne va di nuovo. Ritorna, altro esercizio, rituali indicazioni sull’esecuzione ed eventuali correzioni e poi scompare ovviamente. La cosa procede così per un pò, poi ricompare e chiede se va tutto ok, se mi fa male qualcosa.
Mai dire che i tuoi muscoli rammolliti e inutilizzati da mesi protestano perchè altrimenti lei dirà: “Ok dai basta per oggi va bene così. Ti muovi bene, ma devi darti tempo. Riposati.”
Di solito poi ti guarda un micro secondo negli occhi e capisce tutto: sa sei incazzata, svogliata, insoddisfatta, triste, felice, ecc. ecc. …e inizia a psicanalizzarti.
La prima volta che mi ha visto prendere le scarpe da terra per rimettermele m’ha cazziato all’istante dicendo carinamente che mi muovo come fossi imbalsamata mentre potrei farlo normalmente senza rischiare alcun schianto.
Tra poche ore la rivedrò.
Quale chicca mi regalerà oggi?

Anti-stress

L’inps è il Male. Rovina le giornate, i mesi, l’esistenza!
Da mercoledì mi fa correre a destra e sinistra tra un ufficio e l’altro, il tutto sempre durante l’ora d’aria (stile carcere) dalle 8 alle 10. Sì perchè i suoi uffici sono aperti solo la mattina e danno udienza dalle 8:45 e se becchi il momento di calca, ciao tanti saluti si torna domani. Maledetta inps, sempre tu sia maledetta!
Ieri come ho già ampliamente raccontato ero furibonda.
Neppure l’aver abbandonato l’acido impiegato  ancora parlante nel suo monologo di insulse spiegazioni sbattendo la porta dietro le spalle, mi aveva dato un minimo di soddisfazione.
Il pomeriggio  sola, da passare in trepidante attesa di un eventuale, ipotetica, possibile visita fiscale si presentava lunghissimo. Avevo l’impellente bisogno di fare qualcosa, distrarmi, sedarmi in qualche modo e trovare un briciolo di soddisfazione.
Allora l’ho rifatto, perchè per me non c’è antistress migliore al mondo. Ho impastato.

Per la ricetta…

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Sempre sia Maledetta l’Inps

sottotitolo – l’inps colpisce ancora… e pensare che i falsi invalidi, in Italia girano indisturbati

Ho subito un intervento chirurgico: discectomia ed erniectomia L5-S1.
Ovviamente sono in malattia. Da più di un mese.
Reclusione forzata ogni giorno dalle 10:00 alle 12:00, dalle 17:00 alle 19:00.
Le prime settimane dopo l’intervento, punti di sutura e ferita fresca richiedevano riposo assoluto e annullavano qualsiasi necessità/desiderio di spostamento.
Arrivati al momento delle prime passeggiate consigliate dai medici come primo step di riabilitazione, sono stata costretta ad uscire di casa per passeggiare dopo le 19 con il buio e i lupi, perchè nessuno poteva accompagnarmi e io avevo il divieto di guidare.
Passato un mese dall’intervento, in base alle indicazioni del foglio di dimissione  e successiva visita fisiatrica sto iniziando un percorso di fisiokinesiterapia (che sta ad indicare rieducazione motoria/massaggi/manipolazioni).
Ovviamente le persone preposte a suddette terapie, siano professionisti del privato o del pubblico, se ne sbattano altamente della presenza di fasce orarie di reperibilità e così danno appuntamenti di terapie anche richieste con prescrizione medica urgente, quando possono.
Risultato? Mercoledì ero andata dal chiropratico, nella CittadellaSalvezza, che non è precisamente sotto casa, ma richiede un tragitto in auto di circa tre quarti d’ora… e non è venuto quello stronzo della visita fiscale?!
Il suddetto controllore ha avuto anche premura di lasciarmi una graziosa lettera nella cassetta della posta… Qui si apre un’odissea ancora irrisolta e chissà se mai si risolverà.
Con la meravigliosa lettera dello stronzo sono stata invitata a visita di controllo medico-legale presso l’asur dove non c’è manco un cazzo di cartello per capire “da che santo devi andarti a raccomandare”. Inutile dire che sono salita e scesa millemila volte i piani di quel maledetto edificio, per capire chi mi dovesse dare udienza. Trovata la porta giusta e compilati inutili fogli, la dottoressa, imperatrice indiscussa dell’ufficio, se ne esce con: “Abbiamo risolto la questione a livello sanitario, ora però lei deve andare all’inps a presentare il certificato che giustifichi la sua assenza”.
Non vi dico il rodimento di culo, che oltre tutto io ancora non guido e mi devo far continuamente scortare a destra e a manca. La cosa ha pure generato liti furibonde in casa, perchè pare mi dovessi opporre a tale indicazione (eccerto! che io sono una malata speciale e le norme previste le cambiano per me!).
Questo però era zucchero gente mia, uno zuccherino.
Stamattina vado all’inps con certificati di giustificazione e documenti vari. Prendo tutti i numerini previsti per diversi sportelli che tanto in quegli uffici non ci si capisce un cazzo e non lo sanno manco loro con chi devi parlare! Primo sportello sbagliato non è sua competenza, poi finalmente becco lo sportello giusto. Uno dei soliti impiegati acidi fino al midollo mi fa presente che mancano altri documenti per poter giustificare la mia assenza davanti all’altissima inps per una terapia in ambulatorio privato, pena la perdita dell’indennità di malattia.

Ora devo:
1) farmi fare un certificato dal medico di base in cui si scrive che io devo fare le terapie per cui non mi hanno trovato a casa, perchè il foglio di dimissione in cui c’è questa indicazione non vale un cazzo;
2) ritornare nella CittàdellaSalvezza e farmi fare dal chiropratico una dichiarazione attestante giorno e ora della terapia effettuata, che tra l’altro ho già ma non basta perchè deve essere indicato anche  l’orario di apertura al pubblico, l’impossibilità di effettuare la prestazione in orari diversi da quelli compresi negli orari di reperibilità e pure quanti peli nel culo ha sto terapista!
3)portare tutto al simpatico impiegato, sperando che tutti quei fogli siano di suo gradimento.

CIOE’???  Io sarei in malattia per riposo e cure e invece voi inps dimmerda, istituto nazionale previdenza sociale, mi mettete in croce e mi fate venire l’esaurimento nervoso?!
Ma andate a rompere le palle a chi sul certificato c’ha scritto cefalea o virus intestinale… IO MI SONO OPERATA, cazzo!

 

N.B.: se le terapie/visite mediche vengono fatte in ambulatorio pubblico o in ospedale è neccessario un semplice foglietto di carta con giustificazione timbrata e firmata da un medico/terapista qualsiasi. Loro sono ritenuti personaggi degni fiducia e rispetto…

Happy Aulin

Questo post è pieno di parolacce, sappiatelo.

23 giorni dall’intervento.

Inizio a stare decisamente meglio. Oggi  per esempio sono incazzata nera.
La vita da convalescente ti fa gongolare quando sei ancora rincoglionita, quando ancora hai paura a muoverti e pensi di poterti spezzare come un grissino.
Poi passa il tempo. Vedi che non ti spezzi. Stai a riposo sì, ma dato che ancora sei viva e non sei un vegetale, qualcosa la fai. Inevitabilmente nel mentre, cade sempre qualcosa a terra. Tu non puoi piegarti, ma ormai hai ovviato la cosa senza rompere le palle a nessuno, sviluppando il piede prensile. L’altro giorno c’ho caricato mezza lavatrice così.
Roba che tra un pò inizio a dipingere col piede e trovate i miei dipinti su quei bigliettini da auguri che vi inviano a casa, con tanto di bollettino postale per un’offerta.

Sto iniziando a covare una grossa insofferenza a questo periodo di riposo, sia perchè mi sto rendendo conto che è davvero necessario (mi stanco con un nonnulla), sia perchè mi limita tanto, troppo. Come se non bastasse io odio dipendere, odio chiedere, pregare… e per un meccanismo malato nei giorni storti come questo, inizio a rispondere a suon di vaffanculo anche a chi come Lui, si prende cura di me. Sono una stronza lo so, ma la reclusione forzata per un eventuale, ipotetica, probabile, non pervenuta visita fiscale, unita all‘impossibilità di guidare sono per me una miscela esplosiva. Che è esplosa.
Tutto questo per dire che ho l’estrema necessità di fare un pò quel cazzo che mi pare. Ecco!
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Happy Halloween a voi, che potete

e un Happy Aulin a me!

consumiamoli due watt

Sola a casa, tanto per cambiare.
Stanotte è tornato l’orario solare. Io sono sveglia dalle sei e mi annoio, tanto per cambiare.
Perchè non consumare un pò di energia elettrica, dato che col cambio d’orario se ne risparmia tanta?
Bene, allora potrei fare una dozzina di lavatrici visto che il cesto dei panni sporchi tracima, ma l’unico stendino che ho è pieno di panni bagnati e approssimativamente si asciugheranno tra un mese e mezzo/due. La lavatrice non pò essere mia alleata.
No, ferro no. Lo so che ti senti trascurato, che non vedi l’ora di essere usato, so anche che molti panni ripiegati da Lui implorano un loro incontro con te, ma io non ci penso proprio, devo stare a riposo me l’ha detto il dottore!
Mi rimane solo il forno, il mio amato forno…e allora consumiamoli due watt!

Muffin a modo mio

Ingredienti:

3 uova
1 vasetto di yogurt bianco
3 vasetti di farina
1 vasetto e ½ di zucchero
1 vasetto di olio di semi
1 pizzico di sale
1 bustina di vanillina
1 bustina di lievito per dolci
a piacere frutti di bosco, gocce di cioccolato, frutta secca, ecc ecc

In forno per 30-35 minuti a 160°

Il risultato finale non è eccezionale sta volta. Tra l’altro, ho scattato le foto troppo presto quando ancora la glassa non si era rappresa abbastanza e risulta trasparente, ma a giudicare dai pochi dolcetti rimasti sono venuti buoni.