niente succede per caso #2

Non si salva nessuno tra famigliari, compagni e amici: é una gara a chi ferisce di più, a chi lascia le delusioni più scottanti, una gara a chi mostra più indifferenza.
Una storia che si perpetua nel tempo senza eccezioni.

…e io non so far altro che darmi colpe o comunque attribuirmi responsabilità, che  tanto poi alla fine  si parla sempre della stessa cosa, invece che dirmi di aver proprio sempre a che fare con persone dimmerda.

Sono una malata di vittimismo  destinata all’estinzione, come dice qualcuno

Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole

Bentornata, come stai?, abbracci, come è andata?, baci… ecco, questo più o meno è il sunto delle interazioni sociali delle ultime giornate.
Per carità fa piacere…, ma anche no.
Mi spiego . Giorni fa quando, il dì del ritorno si avvicinava, la mia più grande preoccupazione era “Ce la farò a reggere i ritmi da pallina matta?” subito seguita da “Oddio! Mi spareranno il faro occhio di bue addosso e inizieranno a chiedermi cose, a baciarmi ed abbracciarmi.”
Che problema c’è? – direte voi.
All’epoca non lo sapevo di preciso. Avvertivo solo una certa sensazione di imbarazzo all’idea, ma poi ho capito.
Se mi chiedi come sto, ora che mi hanno operata e manco da lavoro da quasi due mesi, a me si riempiono gli occhi di lacrime e mi si spezza la voce in gola mentre ti rispondo.
(Lo so lo so, io c’ho qualche problema, parecchi probabilmente)
Le prime volte che mi è successo mi sono sentita tradita. Quella me che di tanto scalpita e  sgattaiola fuori così come le pare, me l’aveva rifatta! Le volte successive ho cercata di tenerla un pò più a bada ma con scarsi risultati, fino a che ho preso coraggio e mi sono voluta chiedere perchè.
Voglio dire… tutte le sedute di psicoterapia fatte, le vogliamo far fruttare un pò?
Vogliamo usare quei pochi strumenti appresi?
Inzialmente non ho trovato spiegazioni. Pensandoci, visualizzavo proprio il nulla e visto il palese meccanismo di difesa mi sono lasciata perdere. Certo che però se scavi dentro te e lo fai con piena intenzionalità e ti dai tempo, prima o poi salta fuori quel che cerchi.
La risposta si è materializzata davanti ai miei occhi così dal nulla, più velocemente di quello che avrei creduto.
Oggi la mia pazza fisioterapista (donna dai metodi alternativi ma con un cuore grande grande) non c’era. Al suo posto mi hanno appioppato la vecchia regina madre del reparto: la strega cattiva in persona. La signora mi ha fatto fare gli esercizi e ha descritto in maniera c(l)inica il mio stato attuale,ha detto che la mia schiena e così e colì, ecc. ecc. … Ha detto anche cose positive, devo ammetterlo, ma a me nella testa rimbobano solo quelle negative… e uscita dall’ospedale ho avuto l’illuminazione.
Mi sento fallata. Sì proprio così: fallata, non mi viene termine migliore per descriverlo. Parlare dell’intervento di come sto o come non sto me lo ricorda. Sono fallata e non importa se con l’intervento mi hanno aggiustata, io ero fallata. E resto fallata perchè mi hanno dovuta aggiustare e a testimonianza di questo fatto adesso c’è anche quella meravigliosa cicatrice che mi trovo sopra il sedere.
Non si direbbe, ma dietro questa faccetta dolce e sorridente si nasconde una lei spietata e crudele con se stessa, che non si perdona nulla, che non ne lascia passare una, ma anzi se può rincara la dose…
Ecco ve l’ho detto. Sono una matta dalle personalità multiple.

… mi coccolo e mi struggo con questa.

Acqua passata (quasi)

Voi non avete idea di quanto sia bello:
– stare sdraiata pancia all’aria con le gambe distese;
– camminare senza zoppicare esenza attirar l’attenzione di tutti passanti;
– passeggiare e passeggiare senza finire il tempo di autonomia dopo cinquanta metri;
– tornare a piegarsi senza sentire dolori atroci mentre ti abbassi sul lavandino per lavare i denti,  mentre prendi le scarpe da terra, ecc. ;
– tenere schiacciata la frizione fermi al semaforo, senza piangere…

Certo dormire a pancia sotto (posizione che anni fa adoravo) resta un sogno proibito, ma in realtà non è consigliabile a nessuno, neanche a voi dalla schiena sanissima.
Per risalire su dei bei tacchi immagino che ci sarà ancora tempo, anche perchè nonostante lo desideri non mi sento psicologicamente pronta (!!!).
Non riesco ancora a tenere accavallata la gamba che era malandata. Il nervo, il mio caro nervetto che ha sopportato per mesi un’ernia cicciona, lui che mi ha voluto bene e ha deciso di non abbandonarmi ancora poverino, è un pò dolarante ma vivo più che mai.
Nelle ultime visite prima dell’intervento. mi tuonavano addosso con – “Deficit motorio!”- e voi non potete immaginare cosa significhi sentirselo dire, specie per una come me che di solito si trova dall’altra parte della barricata…

Eh sì, sono stata un rudere, ma ormai è quasi acqua passata.

L’inconscio che ribolle

Mi guardo le gambe. Entrambe sono piene di ferite appena suturate. Non fanno male.
Muovendomi però i punti tirano,  non esce sangue vivo, solo qualche goccia di un liquido trasparente. Sono piena, piena di ferite e penso a quando diventeranno cicatrici e sarò ricoperta di strisce bianche, oltre a quella che ormai mi ritrovo sulla schiena.

È notte o comunque buio. Sono con Lui in un vialetto che porta probabilmente ad una villetta verso cui ci stiamo dirigendo ed è in salita. Iniziamo a camminare e mi rendo conto di non riuscire a salire, di non avere forza nelle gambe per farlo. Provo a camminare di lato come se la cosa mi potesse aiutare,niente. Non ci riesco. Lo dico a Lui che però prosegue lentamente fino a scomparire, ma anche se non c’è più sento che ancora riesce a vedermi. Non ho nessuna intenzione di fermarmi e mi dico che in qualche modo ce la farò, ce la devo fare perchè voglio farlo. Mi aggrappo agli alberi o alla siepe a lato del vialetto e cerco disperatamente di muovermi.
Mentre mi affanno, improvvisamente, come se la corda elastica che mi strattonava nella direzione opposta si sfilacciasse, riesco finalmente a muovermi, a risalire il vialetto. I miei movimenti sono piccoli e rallentati, ma mi sto muovendo…

Questo è parte del minestrone prodotto del mio inconscio.
E’ una versione fantasiosa, eccessiva e  rivisitata degli ultimi mesi della mia esistenza.
Ci sono tanti  pensieri e quasi tutte le sensazioni vissute, neanche troppo mascherate.
Non è un bel sogno, soprattutto per le vibrazioni che lascia.
Non è un bel sogno perchè pare impossibile, ma ha causato un litigio.
Non è un bel sogno e voglio illudermi sia stata colpa sua se la prima seduta di fiositerapia, oggi si sia trasformata in una seduta di psicoterapia.

L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re

Gli ultimi sei mesi sono stati abbastanza raccapriccianti.
Ho lavorato, sopportato dolori inenarrabili e  fatto conoscenza con tanti medici e  terapisti, nella speranza che almeno uno di loro potesse diventare il mio salvatore. Tutto qua.
Durante l’estate sono uscita qualcosa come tre volte. In una di queste, un concerto gratis dei Subsonica, per via del dolore e del caldo micidiale sono quasi collassata, accasciandomi su uno scalino come la peggiore delle ubriacone.
Non sono mai stata in quella spiaggetta che adoro, a cui si arriva tramite un sentiero allucinante quanto lo è il luogo  a cui ti conduce, per la sua bellezza.
Ho dovuto rinunciare alla mega fiera annuale della mia città, che ormai ci sono solo venditori ambulanti cinesi, ma io ci vado lo stesso perché non si puó non andare.
Mi sono trovata più volte a parlare con amici e parenti proponendo cose da fare, salvo poi ricordare la scarsa autonomia nel camminare e rimangiarmi tutto.
È stato tutto avvilente, molto avvilente. La mazzata finale è stata sentirsi dire :”C’è un deficit motorio”. Per chi lavora con chi purtroppo di deficit ne ha spesso tanti, vi assicuro che è un pò come veder concretizzare il peggiore dei propri incubi.
Per fortuna ora tutto questo è solo il passato e io straripo di voglia di fare, anche per prendermi un pò la rivincita sul tempo perso.
Sono mesi che sogno un viaggio. Uno di quelli che io amo di più in assoluto (tipo questo). Uno di quelli in cui la città che ti ospita, te la godi a pieno camminando e camminando per le sue strade, girando per i suoi vicoli più nascosti e più “veri”, riempiendoti gli occhi di lei, dalla stessa prospettiva di chi la vive ogni giorno.

è tutta colpa della sindrome premestruale, ma anche no

Sono smaniosa, insofferente er insopportabile. Mi getterei nel bidone dell’immondizia, mi abbandonerei per strada, mi sbatterei fuori casa a calci nel culo… se solo potessi.
Non mi do pace. Colpa degli ormoni, ma anche no.
Io ho dei grossi, enormi, spropositati problemi con le questioni lasciate in sospeso.A me  mandano fuori testa, generano paranoie oltre ad innescare una massiccia dose d’ansia.
Nell’ultimo periodo mi sono crogiolata nella mia convalescenza, vivendola un pò come uno stato di grazia in cui non dare precedenza a nulla che non fossi io e/o la mia salute.
Sono un’anima inquieta e tormentata però, non si fugge!
Prima o poi tutti nodi vengono al pettine.
E allora dai! Facciamoci del male Blu, dittelo cosa ti attanaglia. Dittelo e vedi di porvi rimedio! *

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io speriamo che me la cavo


Vigialia dell’inzio dell’anno scolastico.
Una sera in cui generalmente faccio fatica ad addormentarmi perchè sono emozionata come una bambina al primo giorno di scuola, anche se ormai sono anni che mi ritrovo ad essere “dall’altra parte della cattedra”.
Da quando faccio questo lavoro, in questo periodo sprizzo energia da tutti i pori, sono propositiva, felice e piena di entusiasmo.

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