Fai un figlio e non sarai mai solo

…non perché la vostra adorabile creatura paleserà la sua presenza nei momenti meno opportuni, nè perché non sarete più in grado di fare qualcosa in santa pace.
Non sarete più soli perché   non faranno altro che volersi intrufolare e prendere posto nel vostro idillio, nel vostro tanto desiderato sogno fattosi realtà.
Lo faranno sempre e comunque, gettandosi a capofitto nell’impresa come fosse il più eccitante e soddisfacente degli sport estremi, lo faranno senza chiedersi se sia il caso o meno, se creeranno disturbo, se sia il momento giusto oppure no, senza pensare se questi loro gesti avventati li porteranno ad essere odiati per sempre o se voi genitori ne abbiate più  o meno piacere… Oh è una una missione questa! Una questione di principio, un goal da portare a casa, una cosa che s’ha da fare!
La pupa “nuova di pacca” è patrimonio dell’umanità e in quanto tale va mostrata, esposta al pubblico, condivisa in tutto e per tutto e voi cari i miei genitori, inutili esseri di contorno, ma che fate lì in mezzo?! Scanzatevi un pò!

niente succede per caso #2

Non si salva nessuno tra famigliari, compagni e amici: é una gara a chi ferisce di più, a chi lascia le delusioni più scottanti, una gara a chi mostra più indifferenza.
Una storia che si perpetua nel tempo senza eccezioni.

…e io non so far altro che darmi colpe o comunque attribuirmi responsabilità, che  tanto poi alla fine  si parla sempre della stessa cosa, invece che dirmi di aver proprio sempre a che fare con persone dimmerda.

Sono una malata di vittimismo  destinata all’estinzione, come dice qualcuno

Perché poi è inevitabile addomesticarsi a vicenda

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno il colore del grano”.

Le enormi soddisfazioni dell’handmade

Non potevano finire le feste senza prima cimentarsi in cucina con qualcosa di tipicamente natalizio. Per questa Happyfania io e Brother abbiamo preparato….

TORRONE ALLE MANDORLE

300 gr. di mandorle
30 gr. di acqua
100 gr. di zucchero
40 gr. di albume
100 gr. di  miele
ostie
termometro da cucina

Preparazione: montare a bagnomaria, miele fuso e albumi. Nel frattempo mettere in un pentolino acqua e zucchero, senza mai mescolare  far bollire fino a raggiungere i 130- 135°. Appena il caramello raggiunge la temperatura mescolarlo bene agli albumi montati e aggiungere le mandorle.
Amalgamato bene il  composto stenderlo su una teglia foderata con ostie e una volta livellato bene ricoprirlo con altre ostie.  A questo punto il torrone va fatto raffredare e successivamente tenuto in frigo per almeno 3 ore.

Ciao

Non capisco quella linea sottile che è stata superata.
Non capisco quello che ha fatto sì che ieri ti salutavo e tu un’ora dopo non c’eri più.Image Hosted by ImageShack.us

Ciao Iaia

 

Che sia dolce, sereno e ricco di amore…

La foto nonèmmia, ma di mio fratello, che noi ci chiamiamo amorevolmente a vicenda Pinchly/Pinch. L’amore peloso ritratto è il nostro micione Miele.

vorrei tornare indietro nella mia casa d’origine, dove vivevo prima di arrivare qui sulla Terra

Direzione CittàdellaSalvezza, la città dei miei santi medici salvatori. La macchina corre in autostrada e parte a caso una canzone alla radio…
…saltano fuori ricordi,pensieri e racconti di quel che fu.
Così nascono queste righe.

Sono “nata” e cresciuta in campagna, in una casa colonica coi mattoni rossi a vista, un grande prato, tanti alberi, molti animali, campi coltivati e colline intorno.
Fino pochi anni fa ho vissuto nel colore scandito dalle stagioni, fra campi dorati di grano macchiati di papaveri rossi, terreni arati e brulli, tappeti di foglie colorate, alberi decorati da frutti, distese di verde, prati e campi brinati dal freddo, cespugli fioriti e profumati…
Non ho memoria di un periodo in cui non avessi la compagnia di qualche animaletto, che fossero gatti, cani o conigli.
Da piccola odiavo il posto in cui vivevo. Tutti i miei compagni di scuola avevano piazzette e vie in cui incontrarsi e giocare, io invece ero là, costretta a vivere in campagna, in un posto vicino al centro abitato, ma non abbastanza per le distanze percorribili da una bambina.
I miei giochi erano spesso in solitaria. Scorrazzavo con la bici e per molto tempo ho ignorato volutamente la presenza dei freni, perchè a me piaceva di più fermarmi consumando la suola delle scarpe. Giocavo col pallone contro il muro (facendo ben attenzione ad occultare i fiori di mia madre che inevitabilmente rompevo), mi arrampicavo sull’albero delle albicocche dove mi accomodavo in una capannina del tutto o quasi fittizzia. Inutile dirlo, avevo sempre le ginocchia sbucciate.  In giardino c’era una casetta tutta colorata fatta di legno, con le tendine alle finestre, le mensole sulle pareti e in cui, udite udite c’era  un rubinettino da cui usciva davvero l’acqua. L’aveva costruita il mio babbo e lì  insieme a pentolini e vari servizi da tè realizzavo i più fantasiosi intrugli rubando nella dispensa quanto necessario.
Nella via in cui vivevo in realtà c’erano altri bambini, ma avevano madri del tipo “Non ti sporcare! Stai attento che ti fai male! Non fare questo… non fare quello…!” e  stavano più che altro rintanati in casa.
Un giorno poi, un nonnino della zona decise di ospitare la nipote fresca di separazione e con figlie al seguito.

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