Perché poi è inevitabile addomesticarsi a vicenda

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno il colore del grano”.

Lo senti il rumore del cuore?

La vita di tutti i giorni alza un polverone tale che i margini delle cose sfumano, si fondono e  confondono. Le giornate si consumano fra il pensiero di dover fare questo o quello. La casa che è da pulire, il lavoro che non soddisfa e le frustrazioni con cui ci fa rincasare,  il lavoro che c’è e poi non c’è più,  la lavatrice da stendere ma porca! mi sono dimenticata di farla partire, le ferie, quali ferie?!, stasera cosa cucino?, fammi dormire che domani mi devo alzare presto,…
Spesso non è chiaro a che gioco stiamo giocando, quali regole ci siamo dati. Spesso ci fossilizziamo in ruoli che ci appartengono, ma non siamo solo quello.
Spesso forse non ce la mettiamo nemmeno tutta per farci capire, per farci riconoscere, per ricordarci di noi, di dove siamo e perchè siamo arrivati qui.
…all’ennesimo litigio poi, un’illuminazione ti riporta tutto alla mente.
Ritrovi quelle sensazioni che sanno di noi, quelle che ti donano una tranquillità irreale, quelle da cui avevi perso il contatto e non riesci a capire come sia potuto accadere.
Ritrovi il senso.
Il senso immenso di me e te insieme,
che lottiamo ogni giorno,
come possiamo,
per noi.

Non ci sono più gli uomini di una volta!

Pare che io non sia brava a fare le frappe e che la cicerchiata non sia di suo gradimento.
Scredidate le mie doti in cucina per quanto riguarda le ricette di carnevale, ieri ho ceduto lo scettro…
La ricetta arriva dalla Puglia. E’ per questo che Lui non a caso, ha realizzato la sfoglia prima a forma di scamorza e poi a forma del promontorio (il Gargano ovviamente!). … altro che le sfogline?!

Presto la ricetta e le foto del suo meraviglioso capolavoro!
Chi prova ad indovina cosa sono?

… sveliamo la misteriosa ricetta pugliese!Ingredienti:
750 gr. di ricotta di capra
250 gr. di grano cotto
maggiorana
pepe q.b.
cannella q.b.
sale q.b.
500 gr. di farina 00
1 bicchiere d’acqua
1 tuorlo

Come prima cosa si prepara il ripieno lavorando la ricotta con sale, pepe, maggiorana (meglio se è fresca), cannella e infine va aggiunto il grano.
Mentre si lascia riposare per almeno 30 minuti il composto preparato, si amalgamano  farina ed acqua fino ad ottenere un impasto non troppo morbido. Con esso dovranno essere realizzate delle sfoglie spesse non più di 2 mm, su cui si dovranno ritagliare dei dischi di pasta.Su ogni disco vanno disposte due cucchiaiate di ricotta. I dischi ottenuti verranno utilizzati a coppie, uno per il fondo e uno per coprire il ripieno della farrata.
Con indice e pollice le sfoglie vanno unite ripiegando la pasta verso l’interno della farrata, a mo’ di calzone.
Una volta preparate tutte le farrate queste vanno spennellate con il tuorlo, e bucherellate con la forchetta prima di essere infornate.
La cottura avviene in circa mezz’ora con forno a 180°.
Servitele calde!

Whatever will be, will be…

Sin da quando il mio cervellino ha iniziato a macinare dubbi esistenziali, ho sempre cercato delle piccole convinzioni per risolvere la faccenda in modo rapido ed indolore. Dei piccoli mantra da ripetermi in
maniera ossessiva nelle giornate in cui a forza di macinare, le rotelle del mio cervello si surriscaldavano.
Uno di questi è sempre stato: “…tanto prima o poi tutti trovano la propria strada“, insomma una frase per tranquillizzarmi e convincermi che il meglio deve ancora venire (cit.) .
Questa idea, diventata a volte una piccola boa a cui aggrapparsi, la vedo sbriciolare sotto le mie mani.Ha perso il suo potere rassicurante e ha aperto nuovi dilemmi.
L’aria che tira di certo non aiuta: la crisi, il lavoro che c’è e il giorno dopo non c’è più, i prezzi di qualsiasi cosa che si alzano continuamente… Sicurezza è una parola che rischia di essere catalogata fra quelle definite desuete.
A questo punto quale strada ci dovrebbe essere? Non è che negli anni passati c’è chi ne ha arraffate più di una, lasciandoci di fronte ad un bivio con scelta obbligata?
Ma sopratutto: se io non volendo, avessi già imboccato la mia? Se già avessi superato quel momento di svolta con cui ha inizio ogni percorso, senza accorgermene?
Se io desiderassi altro o qualcosina di più?