Every cloud has a silver lining

Fisso lo schermo da troppo tempo senza scrivere niente.  Di cose ne avrei tante da dire, ma è tutto un groviglio senza capo nè coda. E’ tutto una gran matassa ingarbugliata in cui si fondono sorrisi e lacrime, belle e brutte sensazioni. Voglia di vacanza, di equilibrio, di tranquillità, e poi l’inquietudine, la precarietà, l’arrangiarsi e l’arrancare. E’ un gran intrico di emozioni, preoccupazioni, speranze e desideri. E’ un miscuglio di parole che sono vita vera nelle sue, più o meno belle sfumature.
E’ un viluppo di mare, nuvole, lavoro, sole, spese, cassa integrazione, sveglie, novità, amore, bollette e affitto, orari, amici, compagnia,  solitudine,  cene e pranzi da preparare, rabbia, gioie sciocche, scazzi,  paure, attese e speranze….

qualcuno direbbe che questa è la mia ennesima lagna, meglio non dilungarsi.

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Razionalità cercasi

… ed è subito sera.

Vivo di un equilibrio del tutto precario.
Non che la mia vita sia piú complicata di altre per carità anzi, probabilmente dando uno sguardo veloce a quello che si vede all’esterno, potrei risultare pure una fortunata, e per i tempi che corrono quasi da invidiare.
Il nodo della situazione sono Io, quella me che all’esterno sfugge ai più.
Vivo incessantemente in balia della mia emotività sregolata.
Alterno umori e stati d’animo ciclicamente come se la mia vita fosse scandita da stagioni emozionali. Periodi che si susseguono insieme agli sbalzi di peso e a mani con unghie più o meno martoriate dal nervosismo.Ho un’emotivitá prepotente ed eccessiva. Urge razionalità. Anche una piccola dose.
Subito!

Chi galleggia gode

Periodo di giornate calde, con la gente che si sbraca al sole e la benedetta prova costume che si fa minacciosamente sempre più vicina.
Un’aria e un sole caldi da non crederci  intervallati da cieli grigi, piogge cariche di polvere color arancio e quel sole che infame si fa vedere forte e  prepotente a fine giornata, disegnando nel cielo i suoi colori più belli.
Il lavoro, l’unica preoccupazione. Come non ci fosse altro nella vita.
I vecchi ritmi che ritornano come fantasmi dal passato con le loro solitudini, le  feste non festeggiate, le domeniche non godute, le incertezze sicure e le attese.
Galleggio.
Certo, sarebbe molto più bello nuotare.

La Primavera non bussa, lei entra sicura…


Le giornate più lunghe, il sole più caldo.
L’aria frizzantina, il cielo rosso prima di sera.
Fame di sole e spiagge che si affollano.
La primavera. Le aspettative che porta con sè, il suo traghettarci verso la regina delle stagioni: l’estate.
Passare di colpo dal piumone alle maniche corte ti scuote, ti sveglia e non lo fa solo a te. Ed eccola, eccola lì, lei. L’ansia. La mia perfida compagna di merende che fa capolino.
Impegni da incastrare, appuntamenti da prendere e da rimandare, pagamenti, programmi da fare e tecniche di sopravvivenza da organizzare strategicamente per sfangare anche questa estate, che al momento è un grande, gigantesco e minaccioso punto interrogativo.
E’ inquietudine che scorre per le vene, le mie.
Intanto il sole splende, i prati sono verdi ed in fiore, l’aria si fa tiepida e ogni tanto riesco a prendere fiato.

la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare


Era l’8 ottobre quando uscivo di scena… da allora ad oggi ne ho fatte di cose!
Il tanto atteso e tanto temuto, intervento. Giorni di nullafacenza assoluta e l‘adattamento a questa nuova condizione.
Le prime scaramucce con l’inps preludio di quella che sarebbe stata una grossa incazzatura, nonchè sbattimento da un ufficio all’altro.
Lui che mi ha amorevolmente “accudito” scarrozzandomi a destra e a manca, cucinando per me (un pò), lavando i piatti (moltissimo!), raccogliendo innumerevoli volte le millemila cose che finivano a terra e che io non potevo raccogliere, pulendo (sempre e solo lui) con grande entusiasmo la casa, ecc. ecc. …ma sopratutto Lui che mi ha sopportato con una (iniziale) infinita pazienza.
Ora il cerchio si chiude.
Ho abbandonato il feticcio di questa mirabolante esperienza (un sexy corsetto elastico), ho ripreso a piegarmi, muovermi e distendermi in un modo degno di un essere umano.
Alle 19 di oggi finisce la mia reclusione forzata e torno ad essere una donna tronfia di libertà e quindi anche gonfia di lavoro, impegni, sveglie presto la mattina, vecchi ritmi da riprendere… e la cosa mi commuove al punto da riempirmi gli occhi di lacrime.
E’ il fatto di essere uscita da un incubo. Il fatto di essere arrivata alla fine di un percorso che ok, non sarà il peggiore che ti possa capitare, ma è stato doloroso, tanto anche psicologicamente. E’ il ritorno all’autonomia, alla libertà di decidere, di scegliere, di fare senza i limiti di una patologia che ti strazia se stai seduto, sdraiato, in piedi o se vuoi/devi camminare. Poi lo vogliamo ricordare che non ho più l’orario di riperibilità dell’inps? Vi rendete conto??? Piango!
Tutta questa commozione però nasconde anche paura. Paura di ritornare alla vita normale, ai ritmi persi, agli impegni da porre pure davanti alla mia stessa persona verso la quale, non sono stata mai così attenta come ora… Riflettendoci sono spavetata anche da tutta questa grande libertà che prima dell’intervento aveva smesso di essere così scontata.
Sono in cima ad una vetta.
Un brivido elettrizzante percorre la mia schiena e una vertigine piacevole mi pervade.

dite che è normale?

La fisioterapista a cui mi hanno affidata è la più pazza dell’ospedale.
Ogni giorno ne ha una nuova. Scorrazza su e giù per il corridoio di fisiatria urlando e scherzando con colleghe, medici e pure col primario che quasi sembra di essere in una classe scapestrata di quinta liceo.
Ne combina di ogni tipo. La settimana scorsa ad esempio si è portata per pranzo uno di quei risotti già pronti ai quattro formaggi, l’ha cucinato sulla piastra che di solito usano per la moka, ha appestato tutto il reparto e poi correva a destra e sinistra cercando deodoranti e/o profumi da spruzzare per netralizzare l’odore di formaggio.
Vi lascio immaginare il risultato…
E la fisioterapia? – direte voi. Veramente me lo chiedo anche io.
Appena lei rinsavisce e lascia da parte le sue faccende mi fa stendere su un lettino. Cinque minuti lì, per un relax di preparazione. Inspira col naso riempiendo la pancia, espira con la bocca soffiando un’immaginaria candelina. Nel frattempo lei se ne va, chissà dove. Torna mi indica l’esercizio da fare, mi corregge se non lo faccio bene poi ovviamente se ne va di nuovo. Ritorna, altro esercizio, rituali indicazioni sull’esecuzione ed eventuali correzioni e poi scompare ovviamente. La cosa procede così per un pò, poi ricompare e chiede se va tutto ok, se mi fa male qualcosa.
Mai dire che i tuoi muscoli rammolliti e inutilizzati da mesi protestano perchè altrimenti lei dirà: “Ok dai basta per oggi va bene così. Ti muovi bene, ma devi darti tempo. Riposati.”
Di solito poi ti guarda un micro secondo negli occhi e capisce tutto: sa sei incazzata, svogliata, insoddisfatta, triste, felice, ecc. ecc. …e inizia a psicanalizzarti.
La prima volta che mi ha visto prendere le scarpe da terra per rimettermele m’ha cazziato all’istante dicendo carinamente che mi muovo come fossi imbalsamata mentre potrei farlo normalmente senza rischiare alcun schianto.
Tra poche ore la rivedrò.
Quale chicca mi regalerà oggi?