La sindrome di Pollyanna ovvero l’ottimismo idiota

12/11/2013
La sindrome di Pollyanna pervade le mie giornate. Sono felice di quello che ho. Mi dico che sí, le nuvole all’orizzonte ci sono, ma che ci penseró quando e se arriveranno i primi goccioloni. Un sistema in qualche modo si trova, non può essere altrimenti. In qualche modo si deve fare.
Ogni tanto poi, i miei piedi tornano a toccare terra, un’illuminazione folgora Pollyanna e tutto diventa tremendamente grigio, preoccupante ed avvilente.

… Fiuto bene nell’aria. Vedo e prevedo o forse, mi porto solo sfiga.
Neanche quarantotto ore e Pollyanna quell’inguaribile ottimista, giace già priva di conoscenza in rianimazione, sopraffatta dalla nefasta realtà. Le sue condizioni sono critiche, ma non c’è da disperare.
Quella cogliona ha mille risorse.

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Mattina libera, mattina pensierosa

Al di là di tutto

puoi permetterti di non lavorare
solo se hai la vita libera
da ingombranti e famelici buchi neri

Every cloud has a silver lining

Fisso lo schermo da troppo tempo senza scrivere niente.  Di cose ne avrei tante da dire, ma è tutto un groviglio senza capo nè coda. E’ tutto una gran matassa ingarbugliata in cui si fondono sorrisi e lacrime, belle e brutte sensazioni. Voglia di vacanza, di equilibrio, di tranquillità, e poi l’inquietudine, la precarietà, l’arrangiarsi e l’arrancare. E’ un gran intrico di emozioni, preoccupazioni, speranze e desideri. E’ un miscuglio di parole che sono vita vera nelle sue, più o meno belle sfumature.
E’ un viluppo di mare, nuvole, lavoro, sole, spese, cassa integrazione, sveglie, novità, amore, bollette e affitto, orari, amici, compagnia,  solitudine,  cene e pranzi da preparare, rabbia, gioie sciocche, scazzi,  paure, attese e speranze….

qualcuno direbbe che questa è la mia ennesima lagna, meglio non dilungarsi.

Cinquanta sfumature di stanchezza

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La mia estate è differente.
Da un anno a questa parte è un brutto sogno da cui ti vorresti svegliare.
Sbarcare il lunario o almeno provarci, comporta arrangiarsi a fare due lavori: uno ufficiale l’altro meno, uno pagato male e l’altro peggio.
Sfangare quest’estate richiede di incastrare orari e richieste diverse, annullare  le proprie esigenze, porta a scappare senza sosta da una parte all’altra.
Il lavoro sembra non finire mai. Arrivata a fine giornata fai l’ultimo dei giri per la spesa, torni a casa speri che sia finalmente giunta l’ora di stravaccarti un pò e invece è già il momento di inventarsi la cena.
La mia stanchezza, a solo tre settimane dall’inizio di tutto questo è totale.

Cinquanta sfumature di stanchezza… sintetizzabili in un unico, semplice “Che coglioni”.

Lo senti il rumore del cuore?

La vita di tutti i giorni alza un polverone tale che i margini delle cose sfumano, si fondono e  confondono. Le giornate si consumano fra il pensiero di dover fare questo o quello. La casa che è da pulire, il lavoro che non soddisfa e le frustrazioni con cui ci fa rincasare,  il lavoro che c’è e poi non c’è più,  la lavatrice da stendere ma porca! mi sono dimenticata di farla partire, le ferie, quali ferie?!, stasera cosa cucino?, fammi dormire che domani mi devo alzare presto,…
Spesso non è chiaro a che gioco stiamo giocando, quali regole ci siamo dati. Spesso ci fossilizziamo in ruoli che ci appartengono, ma non siamo solo quello.
Spesso forse non ce la mettiamo nemmeno tutta per farci capire, per farci riconoscere, per ricordarci di noi, di dove siamo e perchè siamo arrivati qui.
…all’ennesimo litigio poi, un’illuminazione ti riporta tutto alla mente.
Ritrovi quelle sensazioni che sanno di noi, quelle che ti donano una tranquillità irreale, quelle da cui avevi perso il contatto e non riesci a capire come sia potuto accadere.
Ritrovi il senso.
Il senso immenso di me e te insieme,
che lottiamo ogni giorno,
come possiamo,
per noi.

quell’insensata voglia di equilibrio

Ci siamo!
Il sole è tornato.
Le spiaggie iniziano ad affollarsi.
La scuola è finita…
E’ arrivata. L’estate è già qui.

Svariati mojito homemade, due mezze giornate di mare, una leggerissima abbronzatura sulla pelle, concerti e belle manifestazioni in arrivo…
Fosse che non dovessi arrancare per conciliare orari e impegni  per arrivare in maniera dignitosa a fine stagione, potrei dire di essere felice.
Fosse che tutto questo cercare di arrangiarmi non mi creasse un mare di grovigli in testa, potrei dire che finalmente è arrivata la mia amata stagione.
… ma forse l’estate come il giorno del proprio compleanno, come il natale… : una volta diventati “grandi” perde il suo vecchio lieve, magico sapore.