Lo senti il rumore del cuore?

La vita di tutti i giorni alza un polverone tale che i margini delle cose sfumano, si fondono e  confondono. Le giornate si consumano fra il pensiero di dover fare questo o quello. La casa che è da pulire, il lavoro che non soddisfa e le frustrazioni con cui ci fa rincasare,  il lavoro che c’è e poi non c’è più,  la lavatrice da stendere ma porca! mi sono dimenticata di farla partire, le ferie, quali ferie?!, stasera cosa cucino?, fammi dormire che domani mi devo alzare presto,…
Spesso non è chiaro a che gioco stiamo giocando, quali regole ci siamo dati. Spesso ci fossilizziamo in ruoli che ci appartengono, ma non siamo solo quello.
Spesso forse non ce la mettiamo nemmeno tutta per farci capire, per farci riconoscere, per ricordarci di noi, di dove siamo e perchè siamo arrivati qui.
…all’ennesimo litigio poi, un’illuminazione ti riporta tutto alla mente.
Ritrovi quelle sensazioni che sanno di noi, quelle che ti donano una tranquillità irreale, quelle da cui avevi perso il contatto e non riesci a capire come sia potuto accadere.
Ritrovi il senso.
Il senso immenso di me e te insieme,
che lottiamo ogni giorno,
come possiamo,
per noi.

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Sempre sia Maledetta l’Inps

sottotitolo – l’inps colpisce ancora… e pensare che i falsi invalidi, in Italia girano indisturbati

Ho subito un intervento chirurgico: discectomia ed erniectomia L5-S1.
Ovviamente sono in malattia. Da più di un mese.
Reclusione forzata ogni giorno dalle 10:00 alle 12:00, dalle 17:00 alle 19:00.
Le prime settimane dopo l’intervento, punti di sutura e ferita fresca richiedevano riposo assoluto e annullavano qualsiasi necessità/desiderio di spostamento.
Arrivati al momento delle prime passeggiate consigliate dai medici come primo step di riabilitazione, sono stata costretta ad uscire di casa per passeggiare dopo le 19 con il buio e i lupi, perchè nessuno poteva accompagnarmi e io avevo il divieto di guidare.
Passato un mese dall’intervento, in base alle indicazioni del foglio di dimissione  e successiva visita fisiatrica sto iniziando un percorso di fisiokinesiterapia (che sta ad indicare rieducazione motoria/massaggi/manipolazioni).
Ovviamente le persone preposte a suddette terapie, siano professionisti del privato o del pubblico, se ne sbattano altamente della presenza di fasce orarie di reperibilità e così danno appuntamenti di terapie anche richieste con prescrizione medica urgente, quando possono.
Risultato? Mercoledì ero andata dal chiropratico, nella CittadellaSalvezza, che non è precisamente sotto casa, ma richiede un tragitto in auto di circa tre quarti d’ora… e non è venuto quello stronzo della visita fiscale?!
Il suddetto controllore ha avuto anche premura di lasciarmi una graziosa lettera nella cassetta della posta… Qui si apre un’odissea ancora irrisolta e chissà se mai si risolverà.
Con la meravigliosa lettera dello stronzo sono stata invitata a visita di controllo medico-legale presso l’asur dove non c’è manco un cazzo di cartello per capire “da che santo devi andarti a raccomandare”. Inutile dire che sono salita e scesa millemila volte i piani di quel maledetto edificio, per capire chi mi dovesse dare udienza. Trovata la porta giusta e compilati inutili fogli, la dottoressa, imperatrice indiscussa dell’ufficio, se ne esce con: “Abbiamo risolto la questione a livello sanitario, ora però lei deve andare all’inps a presentare il certificato che giustifichi la sua assenza”.
Non vi dico il rodimento di culo, che oltre tutto io ancora non guido e mi devo far continuamente scortare a destra e a manca. La cosa ha pure generato liti furibonde in casa, perchè pare mi dovessi opporre a tale indicazione (eccerto! che io sono una malata speciale e le norme previste le cambiano per me!).
Questo però era zucchero gente mia, uno zuccherino.
Stamattina vado all’inps con certificati di giustificazione e documenti vari. Prendo tutti i numerini previsti per diversi sportelli che tanto in quegli uffici non ci si capisce un cazzo e non lo sanno manco loro con chi devi parlare! Primo sportello sbagliato non è sua competenza, poi finalmente becco lo sportello giusto. Uno dei soliti impiegati acidi fino al midollo mi fa presente che mancano altri documenti per poter giustificare la mia assenza davanti all’altissima inps per una terapia in ambulatorio privato, pena la perdita dell’indennità di malattia.

Ora devo:
1) farmi fare un certificato dal medico di base in cui si scrive che io devo fare le terapie per cui non mi hanno trovato a casa, perchè il foglio di dimissione in cui c’è questa indicazione non vale un cazzo;
2) ritornare nella CittàdellaSalvezza e farmi fare dal chiropratico una dichiarazione attestante giorno e ora della terapia effettuata, che tra l’altro ho già ma non basta perchè deve essere indicato anche  l’orario di apertura al pubblico, l’impossibilità di effettuare la prestazione in orari diversi da quelli compresi negli orari di reperibilità e pure quanti peli nel culo ha sto terapista!
3)portare tutto al simpatico impiegato, sperando che tutti quei fogli siano di suo gradimento.

CIOE’???  Io sarei in malattia per riposo e cure e invece voi inps dimmerda, istituto nazionale previdenza sociale, mi mettete in croce e mi fate venire l’esaurimento nervoso?!
Ma andate a rompere le palle a chi sul certificato c’ha scritto cefalea o virus intestinale… IO MI SONO OPERATA, cazzo!

 

N.B.: se le terapie/visite mediche vengono fatte in ambulatorio pubblico o in ospedale è neccessario un semplice foglietto di carta con giustificazione timbrata e firmata da un medico/terapista qualsiasi. Loro sono ritenuti personaggi degni fiducia e rispetto…

riflessioni notturne

Ho passato l’ultima parte della serata a guardare più di cinque cd colmi di fotografie.
Scatti che immortalano quattro anni. Quattro anni di vita vissuta in cui le luci, i colori, le stagioni si susseguono e scandiscono il passare del tempo in maniera vorticosa e rutilante. E io là nei miei sali e scendi. Sulle mie personalissime montagne russe con cui attraverso gli anni.
Ho trovato foto di cui non ho memoria e non sono di quelle più datate, ma risalgono soltanto al duemilaedieci. L’anno che ha preceduto una battuta d’arresto senza precedenti.
Non ho praticamente vissuto, ho buttato nel cesso interi mesi che hanno trascinato via con sé i ricordi che di poco l’avevano preceduti.
La cosa ha  ha prodotto danni paragonabili solo a quelli che farebbe un elefante in una cristalleria.
Ho camminato sui cocci rotti per tanto tempo soffrendo a denti stretti, perchè infondo ero io la responsabile del tutto e non potevo far finta che non fosse successo niente. Sentivo di doverla scontare una pena, perchè avevo deluso e ferito chi mi stava intorno.
A un anno di distanza molti cocci stanno ancora in terra. Sembra
quasi impossibile ricomporre quello che si è spezzato. Tra un pezzo e l’altro manca sempre una piccola scheggia. Introvabile.
Il puzzle continua a procedere a tentativi (ormai anche parecchio carichi di rabbia) senza mai arrivare ad una conclusione.

Di ritorno dal Lago di Pilato, 21 agosto 2009
Foto gentimente concessa dal mio papà.

Se sopravvivo a quest’estate o divento atea o programmo una capatina a Lourdes

Sveglia dalle sei e trenta.

Dieci ore di sonno dopo una giornata terrificante: una mattina passata con una ragazzina isterica e prepotente che vuol avere ragione sempre e solo lei, un pranzo veloce per poi tuffarsi in un pomeriggio prurigginoso con Minnie rincoglionita più che mai, nel bel mezzo di una versione rivisitata dei giochi senza frontiere all’oratorio. Inutile dire che alle diociotto e trenta quando ancora nessuno arrivava a ritirare Minnie io stavo morendo di caldo, la mia testa stava esplodendo e la mia gamba malandata inziava a bestemmiare in tutte le lingue, ma non finisce qua! Finalmente libera e lontana da nani di ogni età saltellanti e urlanti, musica da acr sparata a tutto volume arrivo alla mia macchina che no, non ha proprio alcuna intenzione di mettersi in moto e dire che è stata dal meccanico meno di una settimana fa.
Intrattengo meravigliosamente il vecchietto che sta seduto davanti casa vicino al mio rottame e all’ennesimo tentativo alzo bandiera bianca e chiamo Lui.
Vengo raccattata, ma dimentico in auto il prezioso materiale di cui Lui non poteva fare a meno ( le cartine per le sigarette!) e scoppia la lite furibonda!
La testa mi pulsa, presto esploderà. Sono quasi le venti e sto soccombendo (o forse l’ho già fatto!), me ne vado a letto senza cena così come mi trovo, ansiosa di cadere nel temporaneo oblio del sonno.

Oggi la macchina è ancora là, stamattina non dovevo lavorare e volevo andare al mare ma ovviamente non posso farlo.
Al momento non c’è nessuno che possa portarmi a vedere se quella stronza di macchina magari ha cambiato idea e adesso ha voglia di accendersi. Alle quindici devo andare a lavorare e mi toccherà chiedere in prestito la macchina a Lui (cosa che vorrei evitare con tutta me stessa).

Vorrei essere positiva e dire che spero che questa giornata mi sorprenda. Non lo farò. Non vorrei che la cosa urtasse chi da lassù ultimamente non ha pietà di me.

Cuori feriti

Niente piu’ coccole, tenerezze, gesti affettuosi ma solo un amore rabbioso. Un amore che spinge a grandi gesti, a grandi generosita’ ma affoga nel risentimento, nell’astio, nella rivendicazione, che da colpi bassi e ferisce nel profondo. Un amore che diventato solo responsabilità? Un amore che sa essere violento. Un amore esasperato che arriva a fare cose di cui non avro’ mai il coraggio di parlare a qualcuno. Un amore che era un fiore e che credevo troppo bello per essere vero.

pensieri random

I primi giorni al mare e quella voglia smaniosa di sentire il caldo sulla pelle.Finalmente le ultime giornate di scuola.I mesi a venire che mi attendono lì come un enorme punto interrogativo.La consapevolezza che i ritmi saranno meno serrati. La schiena che continua a martoriarmi e il dolore che sembra non voglia avere fine. Le ferie e le giornate di ozio che lentamente si avvicinano sempre di più. Litigate fuoriose in cui si fa uso di mani, parole e discorsi in modo più che disdicevole. I tramonti rosei di questi giorni e la luce soffusa ed incantevole del dopo cena. I kili di troppo che vanno persi. Il mio girasole che cresce e si irrobustisce ogni giorno di più. Il terremoto che continua a far tremare la terra e che sembra avvicinarsi. L’estate che è alle porte e che non vedevo l’ora arrivasse… e l’inquietudine che tutte questi aspetti contrastanti portano con sè.