…m’hai provocato e io ti distruggo!

Troppo stress, troppe ore di lavoro, poche di sonno, tanti impegni, sempre di corsa?!

Il mio corpo dice NO!
Tollera al massimo una settimana e poi m’accoppa con la malattia del momento.

Ho esagerato é vero, ma avrei rallentato questa settimana, giuro!

Niente da fare, lui non perdona…
La punizione?! Un giro sulla giostra  del  virus svuota tutto, con graziose complicazioni che mi porteranno a varcare il reparto di gastroenterologia.

Povera me!

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Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole

Bentornata, come stai?, abbracci, come è andata?, baci… ecco, questo più o meno è il sunto delle interazioni sociali delle ultime giornate.
Per carità fa piacere…, ma anche no.
Mi spiego . Giorni fa quando, il dì del ritorno si avvicinava, la mia più grande preoccupazione era “Ce la farò a reggere i ritmi da pallina matta?” subito seguita da “Oddio! Mi spareranno il faro occhio di bue addosso e inizieranno a chiedermi cose, a baciarmi ed abbracciarmi.”
Che problema c’è? – direte voi.
All’epoca non lo sapevo di preciso. Avvertivo solo una certa sensazione di imbarazzo all’idea, ma poi ho capito.
Se mi chiedi come sto, ora che mi hanno operata e manco da lavoro da quasi due mesi, a me si riempiono gli occhi di lacrime e mi si spezza la voce in gola mentre ti rispondo.
(Lo so lo so, io c’ho qualche problema, parecchi probabilmente)
Le prime volte che mi è successo mi sono sentita tradita. Quella me che di tanto scalpita e  sgattaiola fuori così come le pare, me l’aveva rifatta! Le volte successive ho cercata di tenerla un pò più a bada ma con scarsi risultati, fino a che ho preso coraggio e mi sono voluta chiedere perchè.
Voglio dire… tutte le sedute di psicoterapia fatte, le vogliamo far fruttare un pò?
Vogliamo usare quei pochi strumenti appresi?
Inzialmente non ho trovato spiegazioni. Pensandoci, visualizzavo proprio il nulla e visto il palese meccanismo di difesa mi sono lasciata perdere. Certo che però se scavi dentro te e lo fai con piena intenzionalità e ti dai tempo, prima o poi salta fuori quel che cerchi.
La risposta si è materializzata davanti ai miei occhi così dal nulla, più velocemente di quello che avrei creduto.
Oggi la mia pazza fisioterapista (donna dai metodi alternativi ma con un cuore grande grande) non c’era. Al suo posto mi hanno appioppato la vecchia regina madre del reparto: la strega cattiva in persona. La signora mi ha fatto fare gli esercizi e ha descritto in maniera c(l)inica il mio stato attuale,ha detto che la mia schiena e così e colì, ecc. ecc. … Ha detto anche cose positive, devo ammetterlo, ma a me nella testa rimbobano solo quelle negative… e uscita dall’ospedale ho avuto l’illuminazione.
Mi sento fallata. Sì proprio così: fallata, non mi viene termine migliore per descriverlo. Parlare dell’intervento di come sto o come non sto me lo ricorda. Sono fallata e non importa se con l’intervento mi hanno aggiustata, io ero fallata. E resto fallata perchè mi hanno dovuta aggiustare e a testimonianza di questo fatto adesso c’è anche quella meravigliosa cicatrice che mi trovo sopra il sedere.
Non si direbbe, ma dietro questa faccetta dolce e sorridente si nasconde una lei spietata e crudele con se stessa, che non si perdona nulla, che non ne lascia passare una, ma anzi se può rincara la dose…
Ecco ve l’ho detto. Sono una matta dalle personalità multiple.

… mi coccolo e mi struggo con questa.

la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare


Era l’8 ottobre quando uscivo di scena… da allora ad oggi ne ho fatte di cose!
Il tanto atteso e tanto temuto, intervento. Giorni di nullafacenza assoluta e l‘adattamento a questa nuova condizione.
Le prime scaramucce con l’inps preludio di quella che sarebbe stata una grossa incazzatura, nonchè sbattimento da un ufficio all’altro.
Lui che mi ha amorevolmente “accudito” scarrozzandomi a destra e a manca, cucinando per me (un pò), lavando i piatti (moltissimo!), raccogliendo innumerevoli volte le millemila cose che finivano a terra e che io non potevo raccogliere, pulendo (sempre e solo lui) con grande entusiasmo la casa, ecc. ecc. …ma sopratutto Lui che mi ha sopportato con una (iniziale) infinita pazienza.
Ora il cerchio si chiude.
Ho abbandonato il feticcio di questa mirabolante esperienza (un sexy corsetto elastico), ho ripreso a piegarmi, muovermi e distendermi in un modo degno di un essere umano.
Alle 19 di oggi finisce la mia reclusione forzata e torno ad essere una donna tronfia di libertà e quindi anche gonfia di lavoro, impegni, sveglie presto la mattina, vecchi ritmi da riprendere… e la cosa mi commuove al punto da riempirmi gli occhi di lacrime.
E’ il fatto di essere uscita da un incubo. Il fatto di essere arrivata alla fine di un percorso che ok, non sarà il peggiore che ti possa capitare, ma è stato doloroso, tanto anche psicologicamente. E’ il ritorno all’autonomia, alla libertà di decidere, di scegliere, di fare senza i limiti di una patologia che ti strazia se stai seduto, sdraiato, in piedi o se vuoi/devi camminare. Poi lo vogliamo ricordare che non ho più l’orario di riperibilità dell’inps? Vi rendete conto??? Piango!
Tutta questa commozione però nasconde anche paura. Paura di ritornare alla vita normale, ai ritmi persi, agli impegni da porre pure davanti alla mia stessa persona verso la quale, non sono stata mai così attenta come ora… Riflettendoci sono spavetata anche da tutta questa grande libertà che prima dell’intervento aveva smesso di essere così scontata.
Sono in cima ad una vetta.
Un brivido elettrizzante percorre la mia schiena e una vertigine piacevole mi pervade.

Acqua passata (quasi)

Voi non avete idea di quanto sia bello:
– stare sdraiata pancia all’aria con le gambe distese;
– camminare senza zoppicare esenza attirar l’attenzione di tutti passanti;
– passeggiare e passeggiare senza finire il tempo di autonomia dopo cinquanta metri;
– tornare a piegarsi senza sentire dolori atroci mentre ti abbassi sul lavandino per lavare i denti,  mentre prendi le scarpe da terra, ecc. ;
– tenere schiacciata la frizione fermi al semaforo, senza piangere…

Certo dormire a pancia sotto (posizione che anni fa adoravo) resta un sogno proibito, ma in realtà non è consigliabile a nessuno, neanche a voi dalla schiena sanissima.
Per risalire su dei bei tacchi immagino che ci sarà ancora tempo, anche perchè nonostante lo desideri non mi sento psicologicamente pronta (!!!).
Non riesco ancora a tenere accavallata la gamba che era malandata. Il nervo, il mio caro nervetto che ha sopportato per mesi un’ernia cicciona, lui che mi ha voluto bene e ha deciso di non abbandonarmi ancora poverino, è un pò dolarante ma vivo più che mai.
Nelle ultime visite prima dell’intervento. mi tuonavano addosso con – “Deficit motorio!”- e voi non potete immaginare cosa significhi sentirselo dire, specie per una come me che di solito si trova dall’altra parte della barricata…

Eh sì, sono stata un rudere, ma ormai è quasi acqua passata.

Anti-stress

L’inps è il Male. Rovina le giornate, i mesi, l’esistenza!
Da mercoledì mi fa correre a destra e sinistra tra un ufficio e l’altro, il tutto sempre durante l’ora d’aria (stile carcere) dalle 8 alle 10. Sì perchè i suoi uffici sono aperti solo la mattina e danno udienza dalle 8:45 e se becchi il momento di calca, ciao tanti saluti si torna domani. Maledetta inps, sempre tu sia maledetta!
Ieri come ho già ampliamente raccontato ero furibonda.
Neppure l’aver abbandonato l’acido impiegato  ancora parlante nel suo monologo di insulse spiegazioni sbattendo la porta dietro le spalle, mi aveva dato un minimo di soddisfazione.
Il pomeriggio  sola, da passare in trepidante attesa di un eventuale, ipotetica, possibile visita fiscale si presentava lunghissimo. Avevo l’impellente bisogno di fare qualcosa, distrarmi, sedarmi in qualche modo e trovare un briciolo di soddisfazione.
Allora l’ho rifatto, perchè per me non c’è antistress migliore al mondo. Ho impastato.

Per la ricetta…

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Sempre sia Maledetta l’Inps

sottotitolo – l’inps colpisce ancora… e pensare che i falsi invalidi, in Italia girano indisturbati

Ho subito un intervento chirurgico: discectomia ed erniectomia L5-S1.
Ovviamente sono in malattia. Da più di un mese.
Reclusione forzata ogni giorno dalle 10:00 alle 12:00, dalle 17:00 alle 19:00.
Le prime settimane dopo l’intervento, punti di sutura e ferita fresca richiedevano riposo assoluto e annullavano qualsiasi necessità/desiderio di spostamento.
Arrivati al momento delle prime passeggiate consigliate dai medici come primo step di riabilitazione, sono stata costretta ad uscire di casa per passeggiare dopo le 19 con il buio e i lupi, perchè nessuno poteva accompagnarmi e io avevo il divieto di guidare.
Passato un mese dall’intervento, in base alle indicazioni del foglio di dimissione  e successiva visita fisiatrica sto iniziando un percorso di fisiokinesiterapia (che sta ad indicare rieducazione motoria/massaggi/manipolazioni).
Ovviamente le persone preposte a suddette terapie, siano professionisti del privato o del pubblico, se ne sbattano altamente della presenza di fasce orarie di reperibilità e così danno appuntamenti di terapie anche richieste con prescrizione medica urgente, quando possono.
Risultato? Mercoledì ero andata dal chiropratico, nella CittadellaSalvezza, che non è precisamente sotto casa, ma richiede un tragitto in auto di circa tre quarti d’ora… e non è venuto quello stronzo della visita fiscale?!
Il suddetto controllore ha avuto anche premura di lasciarmi una graziosa lettera nella cassetta della posta… Qui si apre un’odissea ancora irrisolta e chissà se mai si risolverà.
Con la meravigliosa lettera dello stronzo sono stata invitata a visita di controllo medico-legale presso l’asur dove non c’è manco un cazzo di cartello per capire “da che santo devi andarti a raccomandare”. Inutile dire che sono salita e scesa millemila volte i piani di quel maledetto edificio, per capire chi mi dovesse dare udienza. Trovata la porta giusta e compilati inutili fogli, la dottoressa, imperatrice indiscussa dell’ufficio, se ne esce con: “Abbiamo risolto la questione a livello sanitario, ora però lei deve andare all’inps a presentare il certificato che giustifichi la sua assenza”.
Non vi dico il rodimento di culo, che oltre tutto io ancora non guido e mi devo far continuamente scortare a destra e a manca. La cosa ha pure generato liti furibonde in casa, perchè pare mi dovessi opporre a tale indicazione (eccerto! che io sono una malata speciale e le norme previste le cambiano per me!).
Questo però era zucchero gente mia, uno zuccherino.
Stamattina vado all’inps con certificati di giustificazione e documenti vari. Prendo tutti i numerini previsti per diversi sportelli che tanto in quegli uffici non ci si capisce un cazzo e non lo sanno manco loro con chi devi parlare! Primo sportello sbagliato non è sua competenza, poi finalmente becco lo sportello giusto. Uno dei soliti impiegati acidi fino al midollo mi fa presente che mancano altri documenti per poter giustificare la mia assenza davanti all’altissima inps per una terapia in ambulatorio privato, pena la perdita dell’indennità di malattia.

Ora devo:
1) farmi fare un certificato dal medico di base in cui si scrive che io devo fare le terapie per cui non mi hanno trovato a casa, perchè il foglio di dimissione in cui c’è questa indicazione non vale un cazzo;
2) ritornare nella CittàdellaSalvezza e farmi fare dal chiropratico una dichiarazione attestante giorno e ora della terapia effettuata, che tra l’altro ho già ma non basta perchè deve essere indicato anche  l’orario di apertura al pubblico, l’impossibilità di effettuare la prestazione in orari diversi da quelli compresi negli orari di reperibilità e pure quanti peli nel culo ha sto terapista!
3)portare tutto al simpatico impiegato, sperando che tutti quei fogli siano di suo gradimento.

CIOE’???  Io sarei in malattia per riposo e cure e invece voi inps dimmerda, istituto nazionale previdenza sociale, mi mettete in croce e mi fate venire l’esaurimento nervoso?!
Ma andate a rompere le palle a chi sul certificato c’ha scritto cefalea o virus intestinale… IO MI SONO OPERATA, cazzo!

 

N.B.: se le terapie/visite mediche vengono fatte in ambulatorio pubblico o in ospedale è neccessario un semplice foglietto di carta con giustificazione timbrata e firmata da un medico/terapista qualsiasi. Loro sono ritenuti personaggi degni fiducia e rispetto…

L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re

Gli ultimi sei mesi sono stati abbastanza raccapriccianti.
Ho lavorato, sopportato dolori inenarrabili e  fatto conoscenza con tanti medici e  terapisti, nella speranza che almeno uno di loro potesse diventare il mio salvatore. Tutto qua.
Durante l’estate sono uscita qualcosa come tre volte. In una di queste, un concerto gratis dei Subsonica, per via del dolore e del caldo micidiale sono quasi collassata, accasciandomi su uno scalino come la peggiore delle ubriacone.
Non sono mai stata in quella spiaggetta che adoro, a cui si arriva tramite un sentiero allucinante quanto lo è il luogo  a cui ti conduce, per la sua bellezza.
Ho dovuto rinunciare alla mega fiera annuale della mia città, che ormai ci sono solo venditori ambulanti cinesi, ma io ci vado lo stesso perché non si puó non andare.
Mi sono trovata più volte a parlare con amici e parenti proponendo cose da fare, salvo poi ricordare la scarsa autonomia nel camminare e rimangiarmi tutto.
È stato tutto avvilente, molto avvilente. La mazzata finale è stata sentirsi dire :”C’è un deficit motorio”. Per chi lavora con chi purtroppo di deficit ne ha spesso tanti, vi assicuro che è un pò come veder concretizzare il peggiore dei propri incubi.
Per fortuna ora tutto questo è solo il passato e io straripo di voglia di fare, anche per prendermi un pò la rivincita sul tempo perso.
Sono mesi che sogno un viaggio. Uno di quelli che io amo di più in assoluto (tipo questo). Uno di quelli in cui la città che ti ospita, te la godi a pieno camminando e camminando per le sue strade, girando per i suoi vicoli più nascosti e più “veri”, riempiendoti gli occhi di lei, dalla stessa prospettiva di chi la vive ogni giorno.