dite che è normale?

La fisioterapista a cui mi hanno affidata è la più pazza dell’ospedale.
Ogni giorno ne ha una nuova. Scorrazza su e giù per il corridoio di fisiatria urlando e scherzando con colleghe, medici e pure col primario che quasi sembra di essere in una classe scapestrata di quinta liceo.
Ne combina di ogni tipo. La settimana scorsa ad esempio si è portata per pranzo uno di quei risotti già pronti ai quattro formaggi, l’ha cucinato sulla piastra che di solito usano per la moka, ha appestato tutto il reparto e poi correva a destra e sinistra cercando deodoranti e/o profumi da spruzzare per netralizzare l’odore di formaggio.
Vi lascio immaginare il risultato…
E la fisioterapia? – direte voi. Veramente me lo chiedo anche io.
Appena lei rinsavisce e lascia da parte le sue faccende mi fa stendere su un lettino. Cinque minuti lì, per un relax di preparazione. Inspira col naso riempiendo la pancia, espira con la bocca soffiando un’immaginaria candelina. Nel frattempo lei se ne va, chissà dove. Torna mi indica l’esercizio da fare, mi corregge se non lo faccio bene poi ovviamente se ne va di nuovo. Ritorna, altro esercizio, rituali indicazioni sull’esecuzione ed eventuali correzioni e poi scompare ovviamente. La cosa procede così per un pò, poi ricompare e chiede se va tutto ok, se mi fa male qualcosa.
Mai dire che i tuoi muscoli rammolliti e inutilizzati da mesi protestano perchè altrimenti lei dirà: “Ok dai basta per oggi va bene così. Ti muovi bene, ma devi darti tempo. Riposati.”
Di solito poi ti guarda un micro secondo negli occhi e capisce tutto: sa sei incazzata, svogliata, insoddisfatta, triste, felice, ecc. ecc. …e inizia a psicanalizzarti.
La prima volta che mi ha visto prendere le scarpe da terra per rimettermele m’ha cazziato all’istante dicendo carinamente che mi muovo come fossi imbalsamata mentre potrei farlo normalmente senza rischiare alcun schianto.
Tra poche ore la rivedrò.
Quale chicca mi regalerà oggi?

chi l’avrebbe mai detto

Questo periodo di malattia mi ha portato ad imparare ad usare il fax. Che poi non è mica così scontato che uno ce l’abbia in casa e tanto meno che sia pronto a faxare il mondo per l’inps che la posta la controlla a tempo e comodo e per l’ospedale che tiene in ostaggio la tua cartella clinica. Ho spedito più fax in questi giorni che in tutta la mia vita!

Essere convalescente comporta anche un sacco di chiamate da fare, visite da prenotare e sbattimenti vari. Alla fine arrivi a chiederti dove sia ‘sto riposo che tutti ti dicono di dover rispettare.
Un tour de force di chiamate e fax, a me uccide.
E’ vero anche, che probabilmente sopravvaluto le mie capacità attuali.
Conciliare chiamate e fax vari con la preparazione di una semplicissima crostata in una mattinata sola, non è ancora nelle mie possibilità. L’altro giorno, dopo cotanto lavoro ero devastata, su di me è piombata una spossatezza spropositata e ci sono volute due ore di letto per riprendermi.
Alla fine di cose riesco a farne parecchie intervallandole continuamente, con un pó di riposo. La cosa mi scoccia da morire, ma tanté.

In questi giorni ho ricevuto diverse visite di amici e parenti,.che quasi mi ci ero abituata ad avere ospiti a pranzo che oltre a farmi compagnia, mi scolavano la pasta, me la saltavano in padella e poi insistevano tanto per lavare i piatti.
“Che bella vita!” dice Lui, vistosamente invidioso della mia nullafacenza.
Non sa che quando supero un certo numero di ore in solitudine, inzio a piazzarmi davanti la finestra (stile nonna!) e aspetto il suo rientro a casa. Certo c’è sempre il gatto con me, ma non mi risponde quando gli parlo!

Non si muove foglia che l’inps non voglia

Io che credevo di aver dato abbastanza con la sfiga. Io che speravo che le rogne mi  avrebbero risparmiato per un pò… povera illusa!!!
La regina delle sfighe è ancora qua!

Che è successo?
Niente di che. Oggi mi hanno tolto i punti. Giá pregustavo il ritorno nella mia casina invece sono agli arresti domiciliari da mammà. In ospedale mi hanno fatto il certificato di malattia con l’indirizzo della mia residenza e alla richiesta di modificarlo il mio medico dice che non se pó fa o quantomeno lui non può. Non si sa bene ora quali mari e monti dovrò smuovere per riuscire a spostarmi nella mia minuscola casetta.
Sono furibonda! Maledetta inps e tutti i suoi call center del piffero pieno di amebi ruminanti chewingum ed incompetenti.

Domani mi aspetta una lunga mattinata di telefonate, fanculo.

Attimi di panico in sala operatoria

Cose che capita di sentire in anestesia epidurale
ovvero cose da dimenticare.

“Qua, se questo non arriva finisce l’effetto dell’anestesia”

“…ma l’avete sanificato quello strumento?” 

” Non riesco a capire…  ma questo è un legamento???”   

“Guarda come è spalmata sulla radice del nervo quest’ernia!!!” 

o_O

New experiences… surgery

Lunedì. In preda ad una tranquillità sconvolgente.
Il mondo intorno in sobbuglio. Mia madre in primis, incontenibile nel suo evidente stato ansioso.
Arrivo e subito mi mostrano la camera, 19 letto 31, iniziano i pensieri cazzata passatempo… diciannove e trentuno sono numeri primi porteranno fortuna?, se la signora settantacinquenne se ne va così arzilla ce la posso fare anche io,…
Inizia l’attesa.
Una, due, tre ore e niente… inizio ad innervosirmi ed incazzarmi, mi scoppia la testa poi all’improvviso arriva l’infermiere. Nella sexy mise di un camiciolino bianco con disegnini celesti e marroni e ampia apertura sulla schiena, parto sdraiata sul mio letto. Un ascensore viene aperto con una chiave dal mio accompagnatore e subito siamo di fronte al blocco operatorio. Tutto è chiuso a stagno si apre solo uno sportello di vetro su una parete. Vengo caricata su un rullo trasportatore e puff mi ritrovo su una barella che inizia a correre tra i meandri di quella che sembra una città sotterranea. Sotto un ospedale c’è tutto un mondo, affollatissimo di medici e infermieri , pieno di stanze e corridoi che si aprono uno dentro l’altro e l’aria gelida dell’inverno. Mentre tu sei lì disteso sotto i tuoi bei teli verdi e credi che il tempo, la tua vita si siano fermati, là è tutto un movimento, si ride, si scherza, si parla, c’é che gente va e viene. L’infermiera che mi accoglie si chiama come me e mi da del tu che siamo quasi coetanee dice, qualche chiacchiera per stemperare la tensione  e mi ritrovo la flebo con milioni di attacchi, infilata sulla mano, l’antibiotico che va e l’anestesista che inizia a prendere le misure per l’epidurale.

Continua a leggere

Senza nemmeno il tempo di pensarci

Ma quanta si gente si opera ogni giorno???
Questa è la domanda che ti lascia una mattinata occupata a sbrigare esami e visite varie durante un day hospital preoperatorio.

L’ospedale si sa, è proprio un postaccio. La cosa diventa più evidente quando ti trovi stipato come bestiame in una stanzetta nel piano seminterrato dove l’aria è pesantissima e consumata, in compagnia di persone dagli acciachi e malanni più svariati mentre aspetti di fare gli esami di rito.
Per quanto se ne dica male, gli infermieri sono stati le uniche persone davvero gentili e premurose della situazione. Un’infermiera preoccupata del fatto che non fossi del loco, mi ha fornito una piantina dell’ospedale, segnandomi addirittura con numeri e linee i vari spostamenti all’interno del plesso ospedaliero che non è di certo una metropoli.
Tutt’altra storia la dottoressa che ha preparato la mia cartella clinica. Operandomi il primario era facile prevedere che quella mattina lui non sarebbe stato lì, ma il caso ha voluto che beccassi proprio la più stronza e antipatica del suo staff. A dir poco nauseante  la scenetta di lei con l’infermiera-schiava-leccaculo che la assecondava sempre e comunque.

Senza nemmeno avere il tempo per pensarci lunedì mi ricoverano e mi operano.
Io stranamente, la sto vivendo con una surreale semi-tranquillità.
L’unica cosa che per ora davvero mi preoccupa è il fatto che sarò cosciente in sala operatoria e spero di riuscire a comportarmi in maniera dignitosa senza dare di matto.