la luna non aspetta… e io stasera me la sono persa

Ho bisogno di vivere e condividere.
Di fare cose e vedere gente e sentirmi soddisfatta, appagata.
Ho bisogno di non avere paura, di non avere la necessità di difendermi. Di smettere di contare le perdite, le cose che avrei voluto fare e non ho fatto, le cose che sarebbero potute essere… Di smettere di vedere negli altri quello che sarei potuta essere.
Ho bisogno di smettere di aggrapparmi ai ricordi.
Ho bisogno di equilibrio e stabilità in questo mondo sbilenco.
Ho bisogno di quel coraggio che ti fa smettere di aspettare quello che non sarà.
Ho bisogno di vincere anche io ogni tanto.
Ho bisogno di vivere, di farlo davvero. Anche solo per un poco.

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la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare


Era l’8 ottobre quando uscivo di scena… da allora ad oggi ne ho fatte di cose!
Il tanto atteso e tanto temuto, intervento. Giorni di nullafacenza assoluta e l‘adattamento a questa nuova condizione.
Le prime scaramucce con l’inps preludio di quella che sarebbe stata una grossa incazzatura, nonchè sbattimento da un ufficio all’altro.
Lui che mi ha amorevolmente “accudito” scarrozzandomi a destra e a manca, cucinando per me (un pò), lavando i piatti (moltissimo!), raccogliendo innumerevoli volte le millemila cose che finivano a terra e che io non potevo raccogliere, pulendo (sempre e solo lui) con grande entusiasmo la casa, ecc. ecc. …ma sopratutto Lui che mi ha sopportato con una (iniziale) infinita pazienza.
Ora il cerchio si chiude.
Ho abbandonato il feticcio di questa mirabolante esperienza (un sexy corsetto elastico), ho ripreso a piegarmi, muovermi e distendermi in un modo degno di un essere umano.
Alle 19 di oggi finisce la mia reclusione forzata e torno ad essere una donna tronfia di libertà e quindi anche gonfia di lavoro, impegni, sveglie presto la mattina, vecchi ritmi da riprendere… e la cosa mi commuove al punto da riempirmi gli occhi di lacrime.
E’ il fatto di essere uscita da un incubo. Il fatto di essere arrivata alla fine di un percorso che ok, non sarà il peggiore che ti possa capitare, ma è stato doloroso, tanto anche psicologicamente. E’ il ritorno all’autonomia, alla libertà di decidere, di scegliere, di fare senza i limiti di una patologia che ti strazia se stai seduto, sdraiato, in piedi o se vuoi/devi camminare. Poi lo vogliamo ricordare che non ho più l’orario di riperibilità dell’inps? Vi rendete conto??? Piango!
Tutta questa commozione però nasconde anche paura. Paura di ritornare alla vita normale, ai ritmi persi, agli impegni da porre pure davanti alla mia stessa persona verso la quale, non sono stata mai così attenta come ora… Riflettendoci sono spavetata anche da tutta questa grande libertà che prima dell’intervento aveva smesso di essere così scontata.
Sono in cima ad una vetta.
Un brivido elettrizzante percorre la mia schiena e una vertigine piacevole mi pervade.

Attimi di panico in sala operatoria

Cose che capita di sentire in anestesia epidurale
ovvero cose da dimenticare.

“Qua, se questo non arriva finisce l’effetto dell’anestesia”

“…ma l’avete sanificato quello strumento?” 

” Non riesco a capire…  ma questo è un legamento???”   

“Guarda come è spalmata sulla radice del nervo quest’ernia!!!” 

o_O