Memories #2  

Sono nostalgica questi giorni. Penso quello che è stato, cerco di imprimerlo nella mente e per paura di non riuscirci, scrivo.  Avrei voluto scrivere a suo tempo ma l’impeto delle emozioni che mi travolgevano non me l’ha permesso. Tutto era troppo forte e troppo bello per perdere tempo a fissarlo nero su bianco.

8 gennaio 2016                                               Un anno fa era un giorno grigio e freddo, era il secondo giorno che si era rientrati a lavorare dopo le feste, il quarto giorno di ritardo e io ero uno straccio. Erano già 24h che avrei dormito solo appoģgiandomi  ed ero stanca, spossatissima. La mattina mi concedeva un’ora buca e non c’ho riflettuto più di tanto: già ero in farmacia a prendere il test di gravidanza. La dottoressa mi aveva proposto la confezione doppia per poterlo ripetere l’indomani. Ero tranquilla col mio test in borsa e sono scappata a fare un’ultima ora a scuola . Con calma poi ho ripreso la macchina e sono tornata a casa. Doveva arrivare un corriere e avevo paura che avrebbe suonato proprio in quei fatidici tre minuti di attesa. La voglia di sapere era troppo forte e ho deciso di sfidare l’arrivo del corriere. Ho letto attentamente tutto il foglietto illustrativo e poi ero lì a fissare quella barretta di plastica inzuppata di pipì.  Pensavo -saranno 3 minuti interminabili- e invece tutta la striscia  bianca che avrebbe dato il verdetto, come travolta da onda colorata si è tinta tutta  di rosso per poi ritirarsi e lasciare ben visibili due lineete rosse precise e nitidissime. Ricordo di essermi sorpresa del mio non essere sconvolta: io lo sapevo avevo avuto solo una piccola conferma. Quel giorno non ho nemmeno mangiato, ero troppo stanca e la pausa  pranzo l’ho passata a  letto a pensare e ripensare, non si dorme con scoperte del genere!

Il pomeriggio lavorativo l’ho passato aspettando che finisse e sono corsa dal medico. Dovevo fare delle analisi e a questo punto era il caso di infilarci anche le beta per avere la prova del nove.

Nel tardo pomeriggio sono tornata a casa e Lui era sul divano che mi aspettava. Era impaziente, mi seguiva per casa per decidere cosa mangiare a cena e io cercavo in qualche modo di chetarlo, di farlo sedere per prendergli la mano e dirglielo, ma non c’era verso voleva cucinare. Avevo sempre sognato modi carini con cui dare la notizia delle notizie, ma non ero in grado di temporeggiare giorni per organizzare un annuncio come si deve. Intanto Lui non si placava e io ero stata troppo calma e contenuta tutto il giorno che stavo per esplodere. Ho preso il test dal cassetto e gliel’ho dato e gli ho detto qualcosa come “Guarda questo”. Lui non c’ha capito niente, è rimasto sorpresissimo e m’ha chiesto cosa  significasse, come funzionava e poi ridendo se per caso ci fossero quello delle Iene a riprendere la scena. Poi sono stati abbracci, baci, poi è stata follia, gioia infinita, paura matta, euforia pura…

Una sera passata a trovare il laboratorio analisi che aprisse prima per fare le analisi al volo  e scappare a lavoro.

Un risveglio alle 5 del mattino, che gli ormoni sono più concentrati nella prima pipì, e di nuovo quelle due lineete rosse che balzano dal nulla in men che non si dica e Lui che nel mentre, vagabonda per casa ancora addormentato e ti dice che devi aspettare che i 3 minuti non sono ancora passati…tutto documentato in un video. Uno dei più belli mai registrati.

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Happy new year

Un anno fa eri un piccolo semino che iniziava a germogliare nella mia pancia. Nessuno sapeva di te, solo la mamma sperava in te intensissimamente forte.

Un anno fa era capodanno e mamma si sentiva raggiante. Il passaggio dal 15 al 16 aveva il sapore di qualcosa di positivo e promettente, emanava ottimismo. La mamma deve proprio avere le antenne…aveva sentito davvero bene.

Un anno fa a quest’ora mamma si perdeva fra la gente di una città non sua, con addosso la rabbia e la delusione cocente che solo una piccola macchietta rossa può dare.

Eri tu piccolo splendore mio che ti annunciavi e salutavi per la prima volta, eri tu che spalancavi le porte di quello che sarebbe stato l’anno più bello della mia vita.

Ora sei qui, concreta più che mai, sei l’amore che vive sotto le spoglie di una bimba buona, gioiosa e sorridente.

Questo capodanno non è stato così grandioso come ci meritavamo forse, non per causa tua, che sei la neonata più adorabile sulla terra, ma sono sicura che recupereremo.

Di capodanni ne verranno ancora tanti e conserveranno sempre per mamma qualcosa di magico che sa di te.

Ti auguro ogni bene stellina mia per questo nuovo anno in cui ti aspettano tante piccole grandi conquiste, tante grandi belle scoperte, in questo anno in cui avremo la gioia di vivere tante tue prime volte.

Buon duemiladiciassette vita mia

Lo senti il rumore del cuore?

La vita di tutti i giorni alza un polverone tale che i margini delle cose sfumano, si fondono e  confondono. Le giornate si consumano fra il pensiero di dover fare questo o quello. La casa che è da pulire, il lavoro che non soddisfa e le frustrazioni con cui ci fa rincasare,  il lavoro che c’è e poi non c’è più,  la lavatrice da stendere ma porca! mi sono dimenticata di farla partire, le ferie, quali ferie?!, stasera cosa cucino?, fammi dormire che domani mi devo alzare presto,…
Spesso non è chiaro a che gioco stiamo giocando, quali regole ci siamo dati. Spesso ci fossilizziamo in ruoli che ci appartengono, ma non siamo solo quello.
Spesso forse non ce la mettiamo nemmeno tutta per farci capire, per farci riconoscere, per ricordarci di noi, di dove siamo e perchè siamo arrivati qui.
…all’ennesimo litigio poi, un’illuminazione ti riporta tutto alla mente.
Ritrovi quelle sensazioni che sanno di noi, quelle che ti donano una tranquillità irreale, quelle da cui avevi perso il contatto e non riesci a capire come sia potuto accadere.
Ritrovi il senso.
Il senso immenso di me e te insieme,
che lottiamo ogni giorno,
come possiamo,
per noi.

la luna non aspetta… e io stasera me la sono persa

Ho bisogno di vivere e condividere.
Di fare cose e vedere gente e sentirmi soddisfatta, appagata.
Ho bisogno di non avere paura, di non avere la necessità di difendermi. Di smettere di contare le perdite, le cose che avrei voluto fare e non ho fatto, le cose che sarebbero potute essere… Di smettere di vedere negli altri quello che sarei potuta essere.
Ho bisogno di smettere di aggrapparmi ai ricordi.
Ho bisogno di equilibrio e stabilità in questo mondo sbilenco.
Ho bisogno di quel coraggio che ti fa smettere di aspettare quello che non sarà.
Ho bisogno di vincere anche io ogni tanto.
Ho bisogno di vivere, di farlo davvero. Anche solo per un poco.

Essere o non essere

 

” Esistiamo
fintanto che
siamo ricordati.”

Carlos Ruiz Zafón

    L’ombra del vento __________________________________________________________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________

Acqua passata (quasi)

Voi non avete idea di quanto sia bello:
– stare sdraiata pancia all’aria con le gambe distese;
– camminare senza zoppicare esenza attirar l’attenzione di tutti passanti;
– passeggiare e passeggiare senza finire il tempo di autonomia dopo cinquanta metri;
– tornare a piegarsi senza sentire dolori atroci mentre ti abbassi sul lavandino per lavare i denti,  mentre prendi le scarpe da terra, ecc. ;
– tenere schiacciata la frizione fermi al semaforo, senza piangere…

Certo dormire a pancia sotto (posizione che anni fa adoravo) resta un sogno proibito, ma in realtà non è consigliabile a nessuno, neanche a voi dalla schiena sanissima.
Per risalire su dei bei tacchi immagino che ci sarà ancora tempo, anche perchè nonostante lo desideri non mi sento psicologicamente pronta (!!!).
Non riesco ancora a tenere accavallata la gamba che era malandata. Il nervo, il mio caro nervetto che ha sopportato per mesi un’ernia cicciona, lui che mi ha voluto bene e ha deciso di non abbandonarmi ancora poverino, è un pò dolarante ma vivo più che mai.
Nelle ultime visite prima dell’intervento. mi tuonavano addosso con – “Deficit motorio!”- e voi non potete immaginare cosa significhi sentirselo dire, specie per una come me che di solito si trova dall’altra parte della barricata…

Eh sì, sono stata un rudere, ma ormai è quasi acqua passata.