il corpo ci parla… ?!

Sono stata toccata da tutti germi, bacilli e virus all’ultima moda della stagione, non me ne sono persa uno!

L’ultimo contagio è stato il migliore: il virus grastrointestinale, il virus che in tutte le sue molteplici mutazioni, mi vede da lontano e non sa mai  resistermi.
Il fascino che esercito io sul quel virus malefico è qualcosa di eccezionale! Il suo grande amore per le mie budella deve essere sbocciato l’anno in cui ho lavorato in un asilo nido, un lazzaretto camuffato da luogo accogliente e confettato per nanetti.

…e ora il mio stomaco già in protesta con me nei mesi precedenti, non ne vuol saper di trovare pace e allora dieta che manco al ricovero, gastroscopia e visite varie prenotate.
Esagerate voglie di mangiare qualsiasi cosa di più allegro, condito e colorato, nervosismo a fior di pelle per la forzata astenzione dai cibi degni di tale nome, invidia infinita di fronte ai tre etti di pasta più che conditi  che Lui si sbafa davanti a me, pensieri ossessivi sul cibo che si mescolano ad un altro pensiero: non è che dietro a tutta questa produzione di succhi gastrici, c’è il recondito desiderio di digerirmi?
No, perchè  se così fosse caro stomaco mio, ti sei imbarcato in un’impresa moolto più grande di te!

…m’hai provocato e io ti distruggo!

Troppo stress, troppe ore di lavoro, poche di sonno, tanti impegni, sempre di corsa?!

Il mio corpo dice NO!
Tollera al massimo una settimana e poi m’accoppa con la malattia del momento.

Ho esagerato é vero, ma avrei rallentato questa settimana, giuro!

Niente da fare, lui non perdona…
La punizione?! Un giro sulla giostra  del  virus svuota tutto, con graziose complicazioni che mi porteranno a varcare il reparto di gastroenterologia.

Povera me!

una ricettina in mezzo alla baraonda quotidiana

Fino a qualche settimana fa, rinchiusa in casa per una lunga convalescenza, mi dicevo che non avevo più una vita. Bene, ora che sono ritornata nel mondo sommersa di orari da rispettare, lavoro, stanchezza, ecc ecc direi che comunque una vita non ce l’ho lo stesso… ventiquattro ore al giorno non bastano per fare anche quello che vorrei!

La sformato che vi dicevo circa una settimana fa finalmente arriva.

SFORMATO DI RISO CON TONNO E PEPERONI

2 uova
250 gr. di riso semifino240 gr. di tonno
2 peperoni
prezzemolo tritato
6 acciughe
1 cucchiaio di capperi
2 cucchiai di aceto bianco
1 dl di olio di oliva
sale
pepe

Per la salsa:
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di capperi
4 acciughe
2 cucchiai di olio
2 cucchiai di aceto bianco

La preparazione è semplicissima. Si fa bollire per 11-12 minuti il riso e una volta scolato si mescola insieme al prezzemolo, al tonno, ai peperoni, alle acciughe e ai capperi tritati.
Si aggiunge l’olio, l’aceto e le uova precedentemente sbattute con sale e pepe.
Il tutto va poi messo in una teglia da plumcake foderata di carta da forno e schicciato in modo da renderlo bello compatto. Fatto questo si inforna per un’ora circa a 180°.
Mentre lo sformato è in cottura si può preparare la salsina semplicemente frullando tutti gli ingredienti di cui è composta.

Questo sformato in realtà un piatto estivo che può essere mangiato freddo, ma è ottimo anche caldo, appena sfornato. Provatelo!

Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole

Bentornata, come stai?, abbracci, come è andata?, baci… ecco, questo più o meno è il sunto delle interazioni sociali delle ultime giornate.
Per carità fa piacere…, ma anche no.
Mi spiego . Giorni fa quando, il dì del ritorno si avvicinava, la mia più grande preoccupazione era “Ce la farò a reggere i ritmi da pallina matta?” subito seguita da “Oddio! Mi spareranno il faro occhio di bue addosso e inizieranno a chiedermi cose, a baciarmi ed abbracciarmi.”
Che problema c’è? – direte voi.
All’epoca non lo sapevo di preciso. Avvertivo solo una certa sensazione di imbarazzo all’idea, ma poi ho capito.
Se mi chiedi come sto, ora che mi hanno operata e manco da lavoro da quasi due mesi, a me si riempiono gli occhi di lacrime e mi si spezza la voce in gola mentre ti rispondo.
(Lo so lo so, io c’ho qualche problema, parecchi probabilmente)
Le prime volte che mi è successo mi sono sentita tradita. Quella me che di tanto scalpita e  sgattaiola fuori così come le pare, me l’aveva rifatta! Le volte successive ho cercata di tenerla un pò più a bada ma con scarsi risultati, fino a che ho preso coraggio e mi sono voluta chiedere perchè.
Voglio dire… tutte le sedute di psicoterapia fatte, le vogliamo far fruttare un pò?
Vogliamo usare quei pochi strumenti appresi?
Inzialmente non ho trovato spiegazioni. Pensandoci, visualizzavo proprio il nulla e visto il palese meccanismo di difesa mi sono lasciata perdere. Certo che però se scavi dentro te e lo fai con piena intenzionalità e ti dai tempo, prima o poi salta fuori quel che cerchi.
La risposta si è materializzata davanti ai miei occhi così dal nulla, più velocemente di quello che avrei creduto.
Oggi la mia pazza fisioterapista (donna dai metodi alternativi ma con un cuore grande grande) non c’era. Al suo posto mi hanno appioppato la vecchia regina madre del reparto: la strega cattiva in persona. La signora mi ha fatto fare gli esercizi e ha descritto in maniera c(l)inica il mio stato attuale,ha detto che la mia schiena e così e colì, ecc. ecc. … Ha detto anche cose positive, devo ammetterlo, ma a me nella testa rimbobano solo quelle negative… e uscita dall’ospedale ho avuto l’illuminazione.
Mi sento fallata. Sì proprio così: fallata, non mi viene termine migliore per descriverlo. Parlare dell’intervento di come sto o come non sto me lo ricorda. Sono fallata e non importa se con l’intervento mi hanno aggiustata, io ero fallata. E resto fallata perchè mi hanno dovuta aggiustare e a testimonianza di questo fatto adesso c’è anche quella meravigliosa cicatrice che mi trovo sopra il sedere.
Non si direbbe, ma dietro questa faccetta dolce e sorridente si nasconde una lei spietata e crudele con se stessa, che non si perdona nulla, che non ne lascia passare una, ma anzi se può rincara la dose…
Ecco ve l’ho detto. Sono una matta dalle personalità multiple.

… mi coccolo e mi struggo con questa.

la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare


Era l’8 ottobre quando uscivo di scena… da allora ad oggi ne ho fatte di cose!
Il tanto atteso e tanto temuto, intervento. Giorni di nullafacenza assoluta e l‘adattamento a questa nuova condizione.
Le prime scaramucce con l’inps preludio di quella che sarebbe stata una grossa incazzatura, nonchè sbattimento da un ufficio all’altro.
Lui che mi ha amorevolmente “accudito” scarrozzandomi a destra e a manca, cucinando per me (un pò), lavando i piatti (moltissimo!), raccogliendo innumerevoli volte le millemila cose che finivano a terra e che io non potevo raccogliere, pulendo (sempre e solo lui) con grande entusiasmo la casa, ecc. ecc. …ma sopratutto Lui che mi ha sopportato con una (iniziale) infinita pazienza.
Ora il cerchio si chiude.
Ho abbandonato il feticcio di questa mirabolante esperienza (un sexy corsetto elastico), ho ripreso a piegarmi, muovermi e distendermi in un modo degno di un essere umano.
Alle 19 di oggi finisce la mia reclusione forzata e torno ad essere una donna tronfia di libertà e quindi anche gonfia di lavoro, impegni, sveglie presto la mattina, vecchi ritmi da riprendere… e la cosa mi commuove al punto da riempirmi gli occhi di lacrime.
E’ il fatto di essere uscita da un incubo. Il fatto di essere arrivata alla fine di un percorso che ok, non sarà il peggiore che ti possa capitare, ma è stato doloroso, tanto anche psicologicamente. E’ il ritorno all’autonomia, alla libertà di decidere, di scegliere, di fare senza i limiti di una patologia che ti strazia se stai seduto, sdraiato, in piedi o se vuoi/devi camminare. Poi lo vogliamo ricordare che non ho più l’orario di riperibilità dell’inps? Vi rendete conto??? Piango!
Tutta questa commozione però nasconde anche paura. Paura di ritornare alla vita normale, ai ritmi persi, agli impegni da porre pure davanti alla mia stessa persona verso la quale, non sono stata mai così attenta come ora… Riflettendoci sono spavetata anche da tutta questa grande libertà che prima dell’intervento aveva smesso di essere così scontata.
Sono in cima ad una vetta.
Un brivido elettrizzante percorre la mia schiena e una vertigine piacevole mi pervade.

Acqua passata (quasi)

Voi non avete idea di quanto sia bello:
– stare sdraiata pancia all’aria con le gambe distese;
– camminare senza zoppicare esenza attirar l’attenzione di tutti passanti;
– passeggiare e passeggiare senza finire il tempo di autonomia dopo cinquanta metri;
– tornare a piegarsi senza sentire dolori atroci mentre ti abbassi sul lavandino per lavare i denti,  mentre prendi le scarpe da terra, ecc. ;
– tenere schiacciata la frizione fermi al semaforo, senza piangere…

Certo dormire a pancia sotto (posizione che anni fa adoravo) resta un sogno proibito, ma in realtà non è consigliabile a nessuno, neanche a voi dalla schiena sanissima.
Per risalire su dei bei tacchi immagino che ci sarà ancora tempo, anche perchè nonostante lo desideri non mi sento psicologicamente pronta (!!!).
Non riesco ancora a tenere accavallata la gamba che era malandata. Il nervo, il mio caro nervetto che ha sopportato per mesi un’ernia cicciona, lui che mi ha voluto bene e ha deciso di non abbandonarmi ancora poverino, è un pò dolarante ma vivo più che mai.
Nelle ultime visite prima dell’intervento. mi tuonavano addosso con – “Deficit motorio!”- e voi non potete immaginare cosa significhi sentirselo dire, specie per una come me che di solito si trova dall’altra parte della barricata…

Eh sì, sono stata un rudere, ma ormai è quasi acqua passata.

dite che è normale?

La fisioterapista a cui mi hanno affidata è la più pazza dell’ospedale.
Ogni giorno ne ha una nuova. Scorrazza su e giù per il corridoio di fisiatria urlando e scherzando con colleghe, medici e pure col primario che quasi sembra di essere in una classe scapestrata di quinta liceo.
Ne combina di ogni tipo. La settimana scorsa ad esempio si è portata per pranzo uno di quei risotti già pronti ai quattro formaggi, l’ha cucinato sulla piastra che di solito usano per la moka, ha appestato tutto il reparto e poi correva a destra e sinistra cercando deodoranti e/o profumi da spruzzare per netralizzare l’odore di formaggio.
Vi lascio immaginare il risultato…
E la fisioterapia? – direte voi. Veramente me lo chiedo anche io.
Appena lei rinsavisce e lascia da parte le sue faccende mi fa stendere su un lettino. Cinque minuti lì, per un relax di preparazione. Inspira col naso riempiendo la pancia, espira con la bocca soffiando un’immaginaria candelina. Nel frattempo lei se ne va, chissà dove. Torna mi indica l’esercizio da fare, mi corregge se non lo faccio bene poi ovviamente se ne va di nuovo. Ritorna, altro esercizio, rituali indicazioni sull’esecuzione ed eventuali correzioni e poi scompare ovviamente. La cosa procede così per un pò, poi ricompare e chiede se va tutto ok, se mi fa male qualcosa.
Mai dire che i tuoi muscoli rammolliti e inutilizzati da mesi protestano perchè altrimenti lei dirà: “Ok dai basta per oggi va bene così. Ti muovi bene, ma devi darti tempo. Riposati.”
Di solito poi ti guarda un micro secondo negli occhi e capisce tutto: sa sei incazzata, svogliata, insoddisfatta, triste, felice, ecc. ecc. …e inizia a psicanalizzarti.
La prima volta che mi ha visto prendere le scarpe da terra per rimettermele m’ha cazziato all’istante dicendo carinamente che mi muovo come fossi imbalsamata mentre potrei farlo normalmente senza rischiare alcun schianto.
Tra poche ore la rivedrò.
Quale chicca mi regalerà oggi?