Riassunto delle precedenti puntate

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new season

Ho provato e riprovato a scrivere in questo mese. A causa della mancanza di ispirazione e di tempo non c’è stato proprio verso.
Marzo è stato un mese denso di incontri, impegni, decisioni, nuove spese, aspettative e notti popolate di strani sogni.
Così, mentre le giornate si allungavano e i fiori cominciavano a sbocciare, riprendevo la fisioterapia con la solita fisioterapista fancazzista di qualche mese fa, giravo per le concessionarie in cerca di preventivi accattivanti che mi convincessero a prendere un finanziamento e mettermi in testa una bella spada di damocle.
Ho rivisto amiche ex-compagne di liceo. Ci siamo trovate a riflettere sul fatto che dal diploma, son passati la bellezza di 10 anni. Abbiamo notato che fino ad ora tutte e tre condividiamo la stessa condizione lavorativa e che potremmo “serenamente” dire, ad un passo dai 30, di non aver concluso un beeep!
È stato entusismante conversare con chi vive ancora nell’ovatta di mammà e papà, non sa a quanto ammonta all’incirca un bollo e una rca auto, ma ha tanti problemi…  primo fra tutti forse, quello di farmi capire che reputa il mio investimento una follia. Tu guarda che impunita?! Io ho contribuito a far girare l’economia! Dovreste dirmi tutti grazie quando mi incontrate per strada come facevano in una vecchia pubblicità!
Che poi non è mica una passeggiata. L’acquisto di un’automobile porta con sè un grosso lavoro che non consiste solo nel sostenere rate da qui al duemiladiciotto, ma anche e sopratutto la gestione delle mie ansie, incontenibili nel loro sgattaiolare notturno.
Per non farmi mancare nulla poi, mi sono impantanata nella “sindrome da slidind doors”; credo sia propio per questo che, interprentando la sicura e piena di sè che non sono, ho iniziato a sognare gli “e se…?” della mia vita.

Whatever will be, will be…

Sin da quando il mio cervellino ha iniziato a macinare dubbi esistenziali, ho sempre cercato delle piccole convinzioni per risolvere la faccenda in modo rapido ed indolore. Dei piccoli mantra da ripetermi in
maniera ossessiva nelle giornate in cui a forza di macinare, le rotelle del mio cervello si surriscaldavano.
Uno di questi è sempre stato: “…tanto prima o poi tutti trovano la propria strada“, insomma una frase per tranquillizzarmi e convincermi che il meglio deve ancora venire (cit.) .
Questa idea, diventata a volte una piccola boa a cui aggrapparsi, la vedo sbriciolare sotto le mie mani.Ha perso il suo potere rassicurante e ha aperto nuovi dilemmi.
L’aria che tira di certo non aiuta: la crisi, il lavoro che c’è e il giorno dopo non c’è più, i prezzi di qualsiasi cosa che si alzano continuamente… Sicurezza è una parola che rischia di essere catalogata fra quelle definite desuete.
A questo punto quale strada ci dovrebbe essere? Non è che negli anni passati c’è chi ne ha arraffate più di una, lasciandoci di fronte ad un bivio con scelta obbligata?
Ma sopratutto: se io non volendo, avessi già imboccato la mia? Se già avessi superato quel momento di svolta con cui ha inizio ogni percorso, senza accorgermene?
Se io desiderassi altro o qualcosina di più?

L’inconscio che ribolle

Mi guardo le gambe. Entrambe sono piene di ferite appena suturate. Non fanno male.
Muovendomi però i punti tirano,  non esce sangue vivo, solo qualche goccia di un liquido trasparente. Sono piena, piena di ferite e penso a quando diventeranno cicatrici e sarò ricoperta di strisce bianche, oltre a quella che ormai mi ritrovo sulla schiena.

È notte o comunque buio. Sono con Lui in un vialetto che porta probabilmente ad una villetta verso cui ci stiamo dirigendo ed è in salita. Iniziamo a camminare e mi rendo conto di non riuscire a salire, di non avere forza nelle gambe per farlo. Provo a camminare di lato come se la cosa mi potesse aiutare,niente. Non ci riesco. Lo dico a Lui che però prosegue lentamente fino a scomparire, ma anche se non c’è più sento che ancora riesce a vedermi. Non ho nessuna intenzione di fermarmi e mi dico che in qualche modo ce la farò, ce la devo fare perchè voglio farlo. Mi aggrappo agli alberi o alla siepe a lato del vialetto e cerco disperatamente di muovermi.
Mentre mi affanno, improvvisamente, come se la corda elastica che mi strattonava nella direzione opposta si sfilacciasse, riesco finalmente a muovermi, a risalire il vialetto. I miei movimenti sono piccoli e rallentati, ma mi sto muovendo…

Questo è parte del minestrone prodotto del mio inconscio.
E’ una versione fantasiosa, eccessiva e  rivisitata degli ultimi mesi della mia esistenza.
Ci sono tanti  pensieri e quasi tutte le sensazioni vissute, neanche troppo mascherate.
Non è un bel sogno, soprattutto per le vibrazioni che lascia.
Non è un bel sogno perchè pare impossibile, ma ha causato un litigio.
Non è un bel sogno e voglio illudermi sia stata colpa sua se la prima seduta di fiositerapia, oggi si sia trasformata in una seduta di psicoterapia.

Diciamocelo

Sono un pò di giorni che cerco di mentire a me stessa. Fingo di non sentire nulla anche se so benissimo che non è normale avere di tanto in tanto, la sensazione che i propri organi  interni si appallottino e si compattino in un blocco unico.
Nelle mie vene scorre e pulsa ansia. Inutile nasconderlo.
Sono stressatissima. In ambito lavorativo ci saranno cambiamenti dettati da quella che è stata una mia scelta e come si sa “chi lascia la strada vecchia per quella nuova,sa quel che lascia ma non sa quel che trova”. Ovviamente la mia decisione ricadrà su altri che pretenderanno spiegazioni, almeno come ultimo atto della prepotenza con cui si sono sempre relazionati a me.
La mia schiena sfasciata mi condanna a sopportare una sciatalgia micidiale da mesi. E non passa, non vuole passare. E io non so che fare, non so da chi farmi vedere. Non so come farmi curare. Non so se mi dovrò operare quella maledetta ernia. Tutti mi dicono tutto e il contrario di tutto: propongono cure senza nemmeno vedere referti, fanno diagnosi e prevedono un intervento senza averne la competenza… intanto io sento dolore da mesi e mi trascino a lavoro (e cito solo il lavoro perchè faccio solo questo, la mia vita è azzerata) zoppicando come un’ inferma e stando ben lontana dalla boccetta dell’antidolorifico, chè pare che io debba resistete stoicamente.

Non c’è da sorprendersi poi se sogno di essere su un treno e di non riuscire a scendere in tempo nella stazione giusta e mi sveglio piena di angoscia.