Cinquanta sfumature di stanchezza

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La mia estate è differente.
Da un anno a questa parte è un brutto sogno da cui ti vorresti svegliare.
Sbarcare il lunario o almeno provarci, comporta arrangiarsi a fare due lavori: uno ufficiale l’altro meno, uno pagato male e l’altro peggio.
Sfangare quest’estate richiede di incastrare orari e richieste diverse, annullare  le proprie esigenze, porta a scappare senza sosta da una parte all’altra.
Il lavoro sembra non finire mai. Arrivata a fine giornata fai l’ultimo dei giri per la spesa, torni a casa speri che sia finalmente giunta l’ora di stravaccarti un pò e invece è già il momento di inventarsi la cena.
La mia stanchezza, a solo tre settimane dall’inizio di tutto questo è totale.

Cinquanta sfumature di stanchezza… sintetizzabili in un unico, semplice “Che coglioni”.

Pallina Matta Mood: ON

Dieci ore fuori casa quasi no stop.
Pausa pranzo utilizzata per la fisioterapia ancora da finire e per trangugiare un un sandwich e un caffè al volo.
Sono tornata a pieno in quella che era la mia normale modalità “pallina matta” senza soccombere. Sono devastata eh, non è che è stata proprio una passeggiata.
Per esempio questa mattina dopo un oretta, quando già avevo salutato tutti, raccolto baci a abbracci e ricevuto un meraviglioso cartellone colorato di bentornata con tutte le firme dei bimbi, io sarei pure tornata a casa con l’idea di rimettermi il pigiama e poi rinfilarmi nel letto. Questo desiderio si è fatto più forte poco dopo quando MaestraMatta ha deciso che era indispensabile spegnere il termosifone vicino al quale mi ero strategicamente piazzata e aprire la finestra… Non c’è proprio rispetto per chi non è in menopausa!
Il pomeriggio è scivolato bene per fortuna, ma il freddo gelido, pungente e umidissimo che solo una città di mare ti sa offrire, hanno accresciuto l’enorme desiderio di casa, pigiama, letto e/o divano. Lui però aveva altre idee…
Ieri gli era venuta in mente una mia ricettina e oggi s’è portato a casa una busta della spesa piena di tutti gli ingredienti necessari e che ve lo dico a fare?!
Ho cucinato. La cucina è un’attrazione troppo forte…
Presto vi illustrero il meraviglioso sformato di riso che abbiamo mangiato stasera, ma ora vado.
Morfeo mi rincorre da stamattina.
Notte nottolosa!

chi l’avrebbe mai detto

Questo periodo di malattia mi ha portato ad imparare ad usare il fax. Che poi non è mica così scontato che uno ce l’abbia in casa e tanto meno che sia pronto a faxare il mondo per l’inps che la posta la controlla a tempo e comodo e per l’ospedale che tiene in ostaggio la tua cartella clinica. Ho spedito più fax in questi giorni che in tutta la mia vita!

Essere convalescente comporta anche un sacco di chiamate da fare, visite da prenotare e sbattimenti vari. Alla fine arrivi a chiederti dove sia ‘sto riposo che tutti ti dicono di dover rispettare.
Un tour de force di chiamate e fax, a me uccide.
E’ vero anche, che probabilmente sopravvaluto le mie capacità attuali.
Conciliare chiamate e fax vari con la preparazione di una semplicissima crostata in una mattinata sola, non è ancora nelle mie possibilità. L’altro giorno, dopo cotanto lavoro ero devastata, su di me è piombata una spossatezza spropositata e ci sono volute due ore di letto per riprendermi.
Alla fine di cose riesco a farne parecchie intervallandole continuamente, con un pó di riposo. La cosa mi scoccia da morire, ma tanté.

In questi giorni ho ricevuto diverse visite di amici e parenti,.che quasi mi ci ero abituata ad avere ospiti a pranzo che oltre a farmi compagnia, mi scolavano la pasta, me la saltavano in padella e poi insistevano tanto per lavare i piatti.
“Che bella vita!” dice Lui, vistosamente invidioso della mia nullafacenza.
Non sa che quando supero un certo numero di ore in solitudine, inzio a piazzarmi davanti la finestra (stile nonna!) e aspetto il suo rientro a casa. Certo c’è sempre il gatto con me, ma non mi risponde quando gli parlo!

e siamo solo al quinto giorno

Giornata triste.
Lui affossato nei suoi maledetti orari di lavoro che non contemplano la mia visita.
Io inchiodata a casa dei miei per via del post intervento a ciondolarmi tra il letto, il bagno, qualche sedia e ancora il letto.
Noia e insofferenza intervallate da qualche telefonata mentre il tutto scorre inesorabilmente lento e languido.