Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole

Bentornata, come stai?, abbracci, come è andata?, baci… ecco, questo più o meno è il sunto delle interazioni sociali delle ultime giornate.
Per carità fa piacere…, ma anche no.
Mi spiego . Giorni fa quando, il dì del ritorno si avvicinava, la mia più grande preoccupazione era “Ce la farò a reggere i ritmi da pallina matta?” subito seguita da “Oddio! Mi spareranno il faro occhio di bue addosso e inizieranno a chiedermi cose, a baciarmi ed abbracciarmi.”
Che problema c’è? – direte voi.
All’epoca non lo sapevo di preciso. Avvertivo solo una certa sensazione di imbarazzo all’idea, ma poi ho capito.
Se mi chiedi come sto, ora che mi hanno operata e manco da lavoro da quasi due mesi, a me si riempiono gli occhi di lacrime e mi si spezza la voce in gola mentre ti rispondo.
(Lo so lo so, io c’ho qualche problema, parecchi probabilmente)
Le prime volte che mi è successo mi sono sentita tradita. Quella me che di tanto scalpita e  sgattaiola fuori così come le pare, me l’aveva rifatta! Le volte successive ho cercata di tenerla un pò più a bada ma con scarsi risultati, fino a che ho preso coraggio e mi sono voluta chiedere perchè.
Voglio dire… tutte le sedute di psicoterapia fatte, le vogliamo far fruttare un pò?
Vogliamo usare quei pochi strumenti appresi?
Inzialmente non ho trovato spiegazioni. Pensandoci, visualizzavo proprio il nulla e visto il palese meccanismo di difesa mi sono lasciata perdere. Certo che però se scavi dentro te e lo fai con piena intenzionalità e ti dai tempo, prima o poi salta fuori quel che cerchi.
La risposta si è materializzata davanti ai miei occhi così dal nulla, più velocemente di quello che avrei creduto.
Oggi la mia pazza fisioterapista (donna dai metodi alternativi ma con un cuore grande grande) non c’era. Al suo posto mi hanno appioppato la vecchia regina madre del reparto: la strega cattiva in persona. La signora mi ha fatto fare gli esercizi e ha descritto in maniera c(l)inica il mio stato attuale,ha detto che la mia schiena e così e colì, ecc. ecc. … Ha detto anche cose positive, devo ammetterlo, ma a me nella testa rimbobano solo quelle negative… e uscita dall’ospedale ho avuto l’illuminazione.
Mi sento fallata. Sì proprio così: fallata, non mi viene termine migliore per descriverlo. Parlare dell’intervento di come sto o come non sto me lo ricorda. Sono fallata e non importa se con l’intervento mi hanno aggiustata, io ero fallata. E resto fallata perchè mi hanno dovuta aggiustare e a testimonianza di questo fatto adesso c’è anche quella meravigliosa cicatrice che mi trovo sopra il sedere.
Non si direbbe, ma dietro questa faccetta dolce e sorridente si nasconde una lei spietata e crudele con se stessa, che non si perdona nulla, che non ne lascia passare una, ma anzi se può rincara la dose…
Ecco ve l’ho detto. Sono una matta dalle personalità multiple.

… mi coccolo e mi struggo con questa.

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dite che è normale?

La fisioterapista a cui mi hanno affidata è la più pazza dell’ospedale.
Ogni giorno ne ha una nuova. Scorrazza su e giù per il corridoio di fisiatria urlando e scherzando con colleghe, medici e pure col primario che quasi sembra di essere in una classe scapestrata di quinta liceo.
Ne combina di ogni tipo. La settimana scorsa ad esempio si è portata per pranzo uno di quei risotti già pronti ai quattro formaggi, l’ha cucinato sulla piastra che di solito usano per la moka, ha appestato tutto il reparto e poi correva a destra e sinistra cercando deodoranti e/o profumi da spruzzare per netralizzare l’odore di formaggio.
Vi lascio immaginare il risultato…
E la fisioterapia? – direte voi. Veramente me lo chiedo anche io.
Appena lei rinsavisce e lascia da parte le sue faccende mi fa stendere su un lettino. Cinque minuti lì, per un relax di preparazione. Inspira col naso riempiendo la pancia, espira con la bocca soffiando un’immaginaria candelina. Nel frattempo lei se ne va, chissà dove. Torna mi indica l’esercizio da fare, mi corregge se non lo faccio bene poi ovviamente se ne va di nuovo. Ritorna, altro esercizio, rituali indicazioni sull’esecuzione ed eventuali correzioni e poi scompare ovviamente. La cosa procede così per un pò, poi ricompare e chiede se va tutto ok, se mi fa male qualcosa.
Mai dire che i tuoi muscoli rammolliti e inutilizzati da mesi protestano perchè altrimenti lei dirà: “Ok dai basta per oggi va bene così. Ti muovi bene, ma devi darti tempo. Riposati.”
Di solito poi ti guarda un micro secondo negli occhi e capisce tutto: sa sei incazzata, svogliata, insoddisfatta, triste, felice, ecc. ecc. …e inizia a psicanalizzarti.
La prima volta che mi ha visto prendere le scarpe da terra per rimettermele m’ha cazziato all’istante dicendo carinamente che mi muovo come fossi imbalsamata mentre potrei farlo normalmente senza rischiare alcun schianto.
Tra poche ore la rivedrò.
Quale chicca mi regalerà oggi?